Il Tirreno

Processo al maresciallo, un punto alla difesa

Processo al maresciallo, un punto alla difesa

Una delle prostitute dice in aula: non è lui la persona che mi impose prestazioni sessuali gratis

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MASSA. Un punto a favore della difesa nel processo contro il maresciallo dei carabinieri Mario Aloi, accusato di concussione. Di avere cioè sfruttato il suo “potere” di carabiniere per ottenere prestazioni sessuali gratuite o a prezzi scontati da alcune prostitute.

Ieri mattina, nell’aula del tribunale di Massa, davanti ai giudici Maria Cristina Failla, Cosimo Ferri e Antonia Aracri è comparsa come testimone una delle ragazze straniere a cui il maresciallo avrebbe imposto le “agevolazioni”. Ebbene, la giovane donna non ha in sostanza riconosciuto nell’imputato l’uomo che le aveva chiesto quei favori.

L’udienza è poi proseguita con l’audizione dello stesso maresciallo, a lungo interrogato dal pubblico ministero Alessandra Conforti. Al centro dell’interesse del pm, tra l’altro i rapporti del carabiniere con le ragazze squillo, straniere e spesso non in regola con i permessi di soggiorno, che da una parte si sentivano aiutate dal militare, dall’altra assecondavano le sue richieste per evitare guai. A un certo punto la pm ha esibito alla corte un orologio che una delle prostitute avrebbe ricevuto in regalo da Aloi. «Mai visto questo oggetto», ha detto il maresciallo.

Sullo sfondo, un’altra vicenda: quella dell’arresto dello stesso maresciallo avvenuta nel 2009 ad opera dei suoi stessi colleghi dopo il ritrovamento di materiale esplosivo nel suo armadietto. Fu dal procedimento giudiziario avviato dopo quell’episodio (Aloi scontò 20 giorni di domiciliari ed è tuttora sospeso dal servizio) che emersero elementi che hanno portato all’istruzione del processo a suo carico per estorsione nei confronti delle prostitute di cui si è svolta ieri un’udienza.

Il maresciallo, a sua volta, ha contrattaccato con vigore. Dichiarandosi estraneo a tutti gli addebiti che gli vengono mossi e denunciando a sua volta il comando dei carabinieri e inviando un esposto a Procura di Genova, Procura di Torino e Consiglio superiore della magistratura per sostenere l’illegittimità dei provvedimenti presi nei suoi confronti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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