Sicurezza
No agli appartamenti nell’area ex Mediterraneo
Bocciatura unanime dei candidati sull’ipotesi avanzata dalla Porto spa Posizioni articolate sugli introiti del marmo, sì alla lavorazione in loco
CARRARA. Nell’ultima carrellata di domande ai candidati, anche il progetto ex Mediterraneo di albergo a Marina: la Porto spa vorrebbe fare appartamenti al posto della Rta.
Giuseppe Costa: «L’albergo è necessario, è dal mare che deve ripartire l’economia». Laquidara:«Alberghi, non appartamenti. Altrimenti che venga ripristinato ciò che c’era prima». Bienaimè: «No appartamenti. Noi ritireremo la concessione edilizia e ripristineremo i luoghi». Micheloni: «Sì alla struttura ricettiva. Non vogliamo palazzinari». Vatteroni: «La licenza è per realizzare un albergo. Stop». Zubbani: «Abbiamo dato una concessione per Rta, e deve restare. Non abbiamo piegato la schiena».
Vannucci: «Sì alle strutture ricettive. Ma il Comune ha consentito a persone di fare quello che volevano nell’area e di prendersi il giardinetto».
Martinelli: «Sì all’albergo ma a fianco devono restituire il giardino pubblico». Franzoni: attacca Zubbani. «Non poteva non sapere le intenzioni della Porto spa». Biggi: «Facciano l’albergo secondo la concessione, altrimenti ci restituiscano il giardino pubblico».
Domanda sul marmo: quale cifra deve incassare il Comune, come ottenerla e come aumentare la lavorazione del marmo in loco?
Per Laquidara l’introito, sul valore di mercato dei blocchi, potrebbe essere almeno un terzo di più dell’attuale. Trasformazione in loco secondo concessioni a punti. Calcolo sul valore di mercato anche per Micheloni , trasformazione in loco incentivandola con sgravi, e agevolazioni per nuovi insediamenti produttivi. Secondo Costa chi ha il marmo più pregiato paghi di più. Si rallenti l’escavazione, il 60% va lavorato in loco.
Bienaimé pensa che il gettito potrebbe essere di 30-40 milioni. Va ridotta l’escavazione e applicato il telecontrollo alle cave. Biggi ritiene che ogni qualità di marmo debba avere un prezzo. Sì alla lavorazione in loco. Franzoni: «Canone sul valore del marmo, concessioni con l’obbligo di lavorare in loco il 50% dell’escavato. Asta delle cave ogni dieci anni. Monitoraggio sull’escavato». Martinelli pensa che il gettito possa arrivare a 35 milioni applicando il valore di mercato, punteggio maggiore a chi lavora in loco, concessioni all’asta ogni 15 anni.
Zubbani: «Abbiamo le mani libere da 4 mesi, da quando sono scaduti gli accordi con gli industriali. Ora: avremo 80 tariffe per due anni, stimando cava per cava, il valore di mercato del marmo. Ma occorre avviare un percorso giuridico per la questione dei beni estimati che sono il 30%». Vatteroni propone «Una Fondazione, per non far pagare l’Imu, per investire nel sociale. «Il marmo verrà lavorato a Carrara». Vannucci : «No al calcolo sul valore di mercato. No ad accordi con industriali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google