Italia
«Ma rispetteremo il Patto di stabilità»
Il primo cittadino esclude sforamenti «anche se ci consentirebbero di pagare subito i fornitori»
MASSA. Piero Fassino lo ha già fatto, Matteo Renzi solo (per adesso) annunciato). Roberto Pucci non li seguirà. No, il Comune di Massa non ha intenzione di violare il Patto di stabilità, ossia quel meccanismo (per molti perverso) che obbliga le amministrazioni pubbliche a ridurre progressivamente le spese ma anche a bloccare investimenti e spese anche se hanno soldi nelle loro casse.
«Che il Patto di stabilità sia una penalità non sopportabile per i Comuni virtuosi come il nostro è evidente. Ma la decisione decisione di non rispettarlo deve essere presa, eventualmente, tutti insieme. Anche perché temo che se un domani città importanti come Torino o Firenze si troveranno in difficoltà sarà più facile che ottengano aiuti. Se toccasse a un Comune piccolo come il nostro, invece, è probabile che ci abbandonerebbero».
Eppure, fa i conti lo stesso Pucci, senza il Patto di stabilità, quel tesoretto di circa 8 milioni che ha raggranellato l’amministrazione potrebbero essere spesi. Magari per pagare i fornitori, cioè quelle decine di piccole aziende o coop che attendono soldi per servizi forniti al Comune.
Conseguenze dello sforamento del Patto di stabilità sarebbe il sostanziale blocco dei trasferimenti dallo Stato, l’impossibilità di accendere nuovi mutui (e, quindi, di fare investimenti), il blocco delle assunzioni di personale. Penalità pesanti da sopportare. «Meglio muoversi tutti insieme all’interno dell’Anci (l’associazione dei Comuni) sia sul Patto, sia sulla sovrastima del gettito Imu», ripete il primo cittadino.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
