Sicurezza
Il Beach Club investe e prova a rilanciare la costa
Chiacchierata con Dallori, anima del locale del Cinquale «Le imprese tuiristiche devono fare gioco di squadra»
MONTIGNOSO. C'era una volta la Versilia, quella patinata con i suoi personaggi da copertina, che sfioriva elegantemente dalle parti di Vittoria Apuana. Oltre la foce del Cinquale il mondo tornava infatti in bianco e nero, anonimo.
Oggi non ci sono più soltanto la Capannina, il Twiga, la Bussola e il Seven, le altre storiche discoteche della costa, visto che è la griffe del Beach Club di Cinquale ad essere sempre più protagonista su rotocalchi e televisioni. Sembra una vita fa, ma in realtà le tendenze modaiole hanno ridisegnato la mappa geografica del litorale solo negli ultimi 3 anni in coincidenza con il vernissage, datato 2010, del Beach, ristorante, stabilimento balneare e soprattutto discoteca nato su un mito decadente, quello del porticciolo, oggi anch'esso riconsegnato a nuova esistenza.
Beach Club, con la griffe Versilia in dote, di cui Manuel Dallori, viareggino, 43 anni, è primo referente, in quanto socio di maggioranza di un gruppo che gestisce anche il White a Forte dei Marmi, The Club a Milano ed altri locali sparsi per il nord Italia.
«A dire il vero l'idea di ' allungare' la Versilia, proprio dal punto di vista della geografia non solo notturna, ma anche legata alla spiaggia, è il risultato di un'attenta valutazione. Dietro a questi investimenti - spiega Dallori - piuttosto significativi, c'è una politica di marketing che non ammette errori. Un passo sbagliato e rischi di mandare al macero capitali importanti e posti di lavoro».
Perché investire al Cinquale quando, fra le aziende di settore, è la Sardegna la regione con maggiore appeal economico?
« Perché questo è un territorio dove lavori quanto meno tre mesi l'anno. E in Sardegna, dove avevamo come gruppo diverse attività, non accade. Premesso questo, visti i costi attuali e le nuove esigenze legate ad ogni iniziativa imprenditoriale, i tre mesi lavorativi non bastano più».
Dal 2010 ad oggi quanto avete investito nel Beach Club?
«Circa 2 milioni di euro. Ed anche per la stagione in arrivo, senza entrare troppo nel dettaglio, sia a Cinquale che al White di Forte dei Marmi - che riaprirà il prossimo 30 aprile dopo tutta una serie di lavori di ristrutturazione, ndr - non ci siamo di certo risparmiati. Ma se vuoi valorizzare un marchio, ogni anno devi rinnovare. Altrimenti, alla lunga, perdi in qualità e il cliente, già di per sé mutevole, va altrove».
A quante persone date lavoro?
«In piena stagione a circa un centinaio solo al Beach Club e ad altre 40-50 al White».
Nella Versilia del passato erano protagonisti gli Agnelli, Mina e Sergio Bernardini, oggi i calciatori, gieffini e naufraghi dell'Isola: segnale, in chiaroscuro, dei tempi che cambiano o litorale inesorabilmente avviato verso il declino?
«Ogni epoca ha i suoi simboli, i suoi riferimenti. Ieri era tutto più accennato, meno ' sbattuto' in faccia. Oggi ad essere protagonisti sono i reality. Detto ciò, non si creda che il grande nome, quello esclusivo del mondo imprenditoriale o culturale, non faccia tappa in Versilia. Non è così: c'è, ma difficilmente si fa ' notare».
Una decade fa è stato il Twiga ad impostare una ' spettacolarizzazione' del made in Versilia: feste, paparazzi su spiaggia, grandi nomi, privè e paginate sui rotocalchi. Il Beach Club è clone del Twiga?
«Cominciamo a dire che il Twiga, con la sua proposta a 360° ha riportato questa costa al centro dell'interesse mediatico: detto questo il Beach Club riassume il pensiero di un gruppo che sia con l'Hollywood che con The Club che ancora, ultimamente, con il CourmaClub ha sempre vissuto del suo brand, dell'ospitalità data ad amici del mondo dello spettacolo che vengono da noi senza obblighi. Certo, il ritorno come visibilità, quello che ti garantisce il personaggio del momento, è indiscutibile. Ma l'ostentazione a tutti i costi, non fa per la nostra proposta. Ad esempio l'esclusività fine a se stessa, così come il privè, non ci convincono e non ci piacciono».
Esporterete' la griffe del Beach Club?
« L'azienda va valorizzata e per questo il brand Beach sarà riproposto in altri paesi, fra questi il Brasile e i Caraibi».
Collaborate con le realtà del territorio o siete, ad oggi, un mondo a parte?
«E' obbligatorio collaborare, se vuoi andare avanti: ci confrontiamo con amministrazioni comunali, albergatori e via dicendo».
E…
«E siamo più che soddisfatti, anche se non sempre va come dovrebbe andare».
Cosa intende?
«Le faccio un esempio: avevamo di recente la possibilità di ospitare due grandi eventi con in dote, ciascuno, 300 persone. Abbiamo così contattato alcuni alberghi di zona. Risultato: le tariffe proposte non erano concorrenziali e gli organizzatori dei due eventi hanno scelto un'altra location. C'è poi il problema, mi riferisco sempre agli alberghi, di strutture con una disponibilità di camere limitata: se sei costretto a suddividere i tuoi ospiti in hotel diversi e distanti fra loro, perdi in appeal, in funzionalità. Detto questo, la nostra collaborazione era e resta significativa con gli albergatori apuo-versiliesi, ottimi professionisti, molto legati al territorio».
Come sono i rapporti con l'Amministrazione comunale di Montignoso?
«Direi buoni. Al di là delle problematiche economiche che coinvolgono tutti gli enti vedo che c'è una gran voglia di fare, investire. Collaboreremo a due importanti iniziative: la prima, quella del prossimo 23 giugno dedicata alle esibizione delle Frecce Tricolori, un appuntamento su scala nazionale, che dovrebbe vedere presente anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e poi ancora, nelle settimane successive, " Lungomare rock", dove verranno proposti gruppi musicali di vario genere in strade e piazzette cittadine. Abbiamo poi recuperato il terreno ad uso parcheggio, sempre vista mare, che probabilmente, in futuro, diventerà sede di concerti».
Il primo appuntamento-estivo del Beach Club?
«Il 27 giugno ospiteremo " Italian Top dj for children", una passerella, benefica, con i migliori dj italiani. Sarà una giornata di grande impatto mediatico e molto seguita. Il denaro raccolto verrà devoluto ad un'associazione di zona».
Qual è lo stato' di salute del porticciolo'?
«Non è il nostro gruppo ad esserne referente; detto questo il porticciolo è realtà di grande valore per tutto il litorale e chi lo ha in concessione so che ha investito non poco per renderlo ancora più funzionale. Oggi i suoi 63 posti possono accogliere imbarcazioni, che arrivano da ogni dove, fino a 16 metri».
Da esperto del settore, pensa che la costa apuoversiliese turistica, quella che vive di mare e di bagliori notturni, riuscirà a mantenere intatto il suo marchio e a non essere travolta dalla crisi?
«Credo fortemente in questa zona, dove sono nato e dove, oggi, dopo lunga assenza, sono tornato a vivere. Se il gruppo che rappresento ha investito tutto questo denaro in un momento così difficile, significa che crediamo nelle potenzialità di questo litorale. Detto questo, serve fare gioco di squadra: non devono esistere piccole invidie di bottega o inutili barriere fra un'attività e l'altra: solo con una proposta d'assieme, all'insegna della qualità, che parta da Viareggio per arrivare a Marina di Massa, riusciremo a superare questa fase. In caso contrario, rischieremo di essere travolti».
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