Il Tirreno

L’addio all’industriale Giorgio Vanelli

Il mondo del marmo ai funerali: aveva 76 anni. Sulla tomba di Papa Wojtyla il “bianco” della sua cava dei Bettogli

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CARRARA. «Se n’è andato un vero signore, un uomo che non è mai venuto meno alla parola data. La sua parola valeva, nel mondo del lavoro. Ha sempre avuto grande rispetto per i dipendenti. Un uomo corretto e di grande esperienza».

Così l’industriale del marmo GiorgioVanelli, deceduto a 76 anni dopo una malattia, viene ricordato da un altro imprenditore, Giancarlo Tonini suo amico da lungo tempo.

Ieri a Giorgio Vanelli è stato dato l’ultimo saluto nel corso dei funerali che si sono svolti nella chiesa di via Bassagrande, presenti molti imprenditore del settore lapideo, e operai della sua cava dei Bettogli (appunto di proprietà di Giorgio Vanelli di Ferdinando) e di cave vicine. Vanelli lascia la moglie Ines Andrei, le figlie Simonetta e Mirella, il genero Paolo Maiello. Un altro genero, Maurizio Sarti , è deceduto all’età di 51 anni nel mese di marzo. Una famiglia provata da due lutti così vicini, alla quale ieri in tanti hanno portato i loro sentimenti di affetto e cordoglio. Anche il sindaco Zubbani con una telegramma: “Desidero farvi pervenire i più profondi sentimenti di cordoglio miei personali, dell'Amministrazione comunale e della città per la scomparsa del caro Giorgio. Un protagonista positivo dello sviluppo economico e sociale di Carrara e del mondo imprenditoriale. La sincera vicinanza dell'intera comunità possa essere di parziale consolazione al grande dolore che vi ha colpito".

Le ceneri di Giorgio Vanelli, nativo di Torano, saranno deposte nel cimitero di Marcognano. «Ha sempre vissuto per la sua cava e la sua famiglia – dicono gli amici – Era un uomo buono». La malattia lo aveva sottratto al lavoro alla fine dello scorso anno. «Ma lui diceva sempre – ricorda ancora Giancarlo Tonini – che se per qualche giorno non saliva alla cava, stava male. “Sentiva” il monte, e se gli stava lontano soffriva. Aveva cominciato ad andare in cava da giovanissimo con suo padre Ferdinando, aveva imparato il mestiere e poi aveva gestito lui l’attività». Un’attività che ha coinvolto tutta la famiglia come molto spesso avviene nella tradizione del marmo a Carrara.

«Vanelli era stato associato ad Assindustria con la Poggio Silvestro, poi ceduta. E’ stato anche nel consiglio di amministrazione della Imm. Era un uomo semplice, stimato, aveva sempre una parola di attenzione per tutti».

Il genero Paolo Maiello lo ricorda così: «Un grand’uomo, di vecchio stampo, ben voluto da tutti. Aveva anche un grandissimo amore per i suoi due nipoti, quando li vedeva gli si illuminavano gli occhi». Parla anche del grande attaccamento che il suocero aveva nei confronti della montagna dalla quale prendeva il marmo e sulla quale era praticamente cresciuto. «Uno dei suoi punti di orgoglio, era il sapere che la tomba di Papa Giovanni Paolo II è stata fatta con il marmo estratto dalla sua cava, la numero 70 dei Bettogli». «In chiesa c’era veramente tanta gente», una riconferma, per la famiglia, che Giorgio Vanelli è stato una figura di riferimento nel mondo del marmo.

E quel mondo degli imprenditori delle cave, che con la città ha sempre avuto un rapporto difficile (per via delle questioni ambientali e dei canoni di concessione comunali) proprio in questi frangenti, quando se ne va una persona che ha goduto di ampia stima anche sotto il profilo umano, compie una sorta di riappacificazione.

Cinzia Carpita

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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