Sicurezza
Legambiente insiste: alla Fossa Maestra la zona umida non c’è
«C’è solo un modo per ripristinare la situazione di tutela: correggere la cartografia e tornare al piano Pontuale»
CARRARA. Legambiente non ha dubbi: «La “zona umida” della Fossa Maestra non c’è più. La variante ha raggiunto il suo scopo», scrive Maria Paola Antonioli in un articolato documento.
«L’accoglimento dell’osservazione di Legambiente all’articolo 13 della variante 2009 al Piano Strutturale, volta a ripristinare la tutela della Fossa Maestra come “area umida invariante strutturale”, è in realtà una colossale bufala. La Commissione urbanistica, infatti, dice di accogliere la nostra osservazione, ma di fatto introduce una lieve modifica all’art. 18, da noi non rilevato, e non già al fondamentale art. 13, da noi segnalato in quanto determinante per la reale tutela dell’area della Fossa Maestra e per evitare qualsiasi speculazione edificatoria».
Secondo Legambiente «La cartografia parla chiaro: la Fossa Maestra non è più “Zona umida”. Del resto la cartografia, allegata alla Variante, è esplicita: la tavola “Invarianti strutturali” inserisce la Fossa maestra nell’Arenile e non tra gli Ambienti umidi». Pertanto «Di fatto, la variante ha completamente sovvertito le previsioni del precedente piano regolatore, eliminando pressoché completamente le forme di tutela e recupero naturalistico dell’area (tutele che imponevano un vincolo di inedificabilità dell’area) ed inserendo possibilità di trasformazione e di attrezzatura. In definitiva, dunque, l’accoglimento della nostra osservazione si configura come una farsa (ma potrebbe configurare, ancor peggio, responsabilità in termini di falso ideologico). L’intera vicenda, dunque, palesa in tutta la sua gravità, una azione mirata tramite la quale un terreno che il piano strutturale pre-vigente definiva “Zona umida”, pertanto di fatto gravata da un vincolo di inedificabilità assoluta, e, ciononostante, acquistato con preveggenza da un privato, è stato trasformato, col voto favorevole di un consigliere direttamente interessato (Giorgieri), in una zona (Unità territoriale Omogenea “Arenile”) dove sono invece permesse trasformazioni ed attrezzature turistiche, dunque forme di edificazione ancorché definite di “basso impatto ambientale”». Nello stesso documento Legambiente, pur in presenza della sentenza di cui noi abbiamo dato notizia del giudice Ferri favorevole a Giorgeri, si chiede innanzitutto come mai l’Amministrazione comunale, che aveva presentato denuncia contro il Giorgieri per il parcheggio abusivo, non abbia interposto appello contro la sentenza. Aggiunge Legambiente: «Che nell’area della Fossa Maestra non fosse possibile realizzare parcheggi, infatti, lo dice testualmente anche la Commissione urbanistica del Comune quando nel gennaio del 2007 accoglie un’osservazione di Legambiente alla Variante al Piano dell’arenile 2001». A detta di Legambiente, non c’è che una soluzione: «Perché la Fossa Maestra sia salva la cartografia deve essere corretta. Se l’assessore Vannucci insiste nel dire che noi non capiamo bene le cose, poiché di fatto l’area della Fossa è tutelata ancora, ha un modo molto semplice per diventare credibile: corregga la cartografia, estendendo l’area umida (che il nuovo piano ha ridotto alla zona del solo Battilanino) fino a ricomprendere tutta l’area della Fossa Maestra (com’era nel piano Pontuale del ’97). Solo vedendo una tale correzione, nero su bianco, crederemo che l’Amministrazione intende rispettare la parola data quando ha “apparentemente accolto” la nostra osservazione», conclude.
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