Il Tirreno

Sparatoria al Borgo, Mignani è grave: giallo sul movente

Sparatoria al Borgo, Mignani è grave: giallo sul movente

Si scava nel passato dei due, oggi la convalida dell’arresto. Carabinieri e pm non escludono l’ipotesi di un mandante

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MASSA. Ricostruzione del fattaccio più o meno chiarita, determinazione del movente ancora tutta da capire. Cosa ha provocato quell’esplosione di violenza? Perchè un ex impiegato, sindacalista, padre di famiglia, incensurato – il più classico degli “insospettabili”, insomma – impugna in piena notte una calibro 38 e cerca di uccidere un conoscente? Carabinieri e procura sono al lavoro per fare luce sulla sparatoria della notte scorsa a Borgo del Ponte. L’indagine, condotta dal pm Vito Bertoni, ha già fatto luce, a tempo di record, su quella che può essere definita la dinamica, che è stata ricostruita sulla base delle dichiarazioni del Dell’Amico e supportata da altri elementi raccolti.

Mauro Mignani suona al campanello di casa Dell’Amico, Mirco “Renatone” apre pensando a un controllo dei carabinieri (sta scontando un residuo di pena in regime di detenzione domiciliare: può uscire solo per recarsi al lavoro e andare ad arbitrare le partite di calcetto). Invece, si trova di fronte a un a pistola, da cui partono sei colpi; tre di essi lo centrano alla gamba, all’addome, a un piede. Renatone barcolla ma non crolla. Anzi, trovando chissà dove forza e coraggio, si avventa sullo sparatore, lo insegue lo getta a terra, lo riempie di botte, fino a sfigurarlo. Si ferma solo quando lo riconosce: «Non potevo uccidere un padre di famiglia», racconterà poi ai cronisti.

Arrivano carabinieri, ambulanze, i due vengono portati al pronto soccorso, l’esito della folle notte è quasi paradossale: Mirco Dell’Amico, pur raggiunto da tre proiettili è in condizioni meno gravi del suo aggressore: le pallottole non hanno provocato lesioni importanti, oggi dovrebbe già essere dimesso. Mauro Mignani, invece, è ricoverato al reparto maxillo-facciale di Pisa, rischia di perdere un occhio, non è neanche in grado di parlare a causa delle tumefazioni al volto causate dalla gragnola di colpi infertigli da Dell’Amico.

Per questo il sostituto procuratore Vito Bertoni, titolare dell’indagine, ha rinviato a data da destinarsi l’interrogatorio dello sparatore. E tuttavia, ha chiesto la convalida dell’arresto di Mignani con l’accusa di tentato omicidio. L’udienza di convalida davanti al gip dovrebbe tenersi oggi, ma è da vedere se le condizioni dell’uomo (che, tra l’altro non ha ancora nominato un avvocato di fiducia) lo consentiranno.

Resta dunque tutto da chiarire il contesto in cui è maturato l’episodio. Dell’Amico – che al momento non è formalmente indagato (in prospettiva potrebbe essere chiamato a rispondere di lesioni) – ha dichiarato di non sapere perché l’ex impiegato abbia tentato di ucciderlo e non sembra che il breve incontro tra i due, avvenuto attorno alle 23 (circa tre ore prima dell’aggressione) sia la causa che ha scatenato la rabbia di Mignani. Una versione, quella di Renatone, da verificare. Così come da chiarire sono tanti altri aspetti: bisognerà capire, ad esempio, se tra il ritrovamento di cocaina a casa di Mignani e l’aggressione esiste un nesso; e anche se tra i due c’erano vecchi rancori, conti da regolare di tipo economico o sentimentale.

La procura e i carabinieri non escludono alcuna pista. Neanche quella dell’azione su “commissione” (l’ipotesi cioè che Mignani abbia agito per conto di un mandante). O quella, opposta, di un raptus scatenato da chissà quale fantasma della mente.

Dall’interrogatorio di Mignani arriveranno, forse, chiarimenti decisivi sulla vicenda. Che, per ora, resta circondata da un alone di giallo.

Claudio Figaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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