Il Tirreno

Morte in cava, nessun colpevole

Morte in cava, nessun colpevole

Assolti in appello il ruspista e il sorvegliante della cava in cui perse la vita il giovane padre Giovari

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CARRARA. Assolti, perché il fatto non sussiste: si chiude senza colpevoli la tragica vicenda della morte in cava di Andrea Giovari, un giovane padre di famiglia.

La sentenza di appello di Genova ha così ribaltato la sentenza di primo grado: il giudice Cosimo Maria Ferri aveva condannato per omicidio colposo a 5 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione) il ruspista Michele Pucci e il sorvegliante di cava, Claudio Mazzi. Quella mattina erano con Andrea nella cava di Poggio Silvestre. Sia il ruspista, Michele Pucci (difeso dall'avvocato Marcello Susini) e il sorvegliante di cava, Claudio Mazzi (assistito dai legali Susini e Gianpellegrini) erano stati anche condannati all'ammenda di 500 euro ciascuno per non aver ottemperato alle norme anti infortunistica.

Dal processo, era uscita invece, dopo essere stata risarcita, la parte civile: ossia la figlia del cavatore che, essendo minorenne era rappresentata dalla madre (assistita dall'avvocato Luca Pietrini).

Andrea Giovari - così era stato ricostruito l’incidente di quel tragico 16 dicembre del 2006 - era in galleria quando la pala meccanica stava trasportando un blocco per scaricarlo nel ravaneto. Ad un tratto le 40 tonnellate di marmo si sono spezzate in due parti: una aveva colpito Giovari. L'uomo era rimasto intrappolato tra il blocco e la parete del monte: per lui non c'era stato nulla da fare.

A determinare la rottura del blocco, era stato un “pelo”, un difetto.

I giudici di appello, compreso il pubblico ministero, hanno accettato l’impostazione della difesa: gli avvocati di Claudio Mazzi e Michele Pucci hanno infatti messo in evidenza che in realtà Andrea Giovari non avrebbe dovuto essere in quel punto della cava - si lavorava in galleria - e che egli stesso era a conoscenza del difetto del blocco, che era stato segnato con la vernice rossa. Purtroppo però Giovari era lì, e morì.

Ma gli imputati - così hanno deciso i giudici di secondo grado, e così aveva chiesto anche il pm - non possono essere ritenuti responsabili di quella tragica morte.

In sostanza, non vi erano state negligenza o responsabilità penali nel comportamento del ruspista e del sorvegliante, gli operai - hanno ribadito gli avvocati - erano stati allontanati.

Soddisfazione per la sentenza e perché il procuratore si era associato alla loro richiesta di assoluzione - condividendo i motivi della difesa - è stata espressa dagli avvocati difensori. La sentenza mette la parola fine su una tragedia che aveva sconvolto la comunità carrarese anche perché Giovari era padre di una bambina di soli tre anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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