Il Tirreno

Rumori, da rifare il piano comunale

Rumori, da rifare il piano comunale

Il Tar dà ragione alla Gran Bianco (Imerys), annullata la delibera di 8 anni fa, si riparte da zero con la zonizzazione acustica

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CARRARA. Da rifare il piano comunale di classificazione acustica: lo ha deciso il Tar, accogliendo il ricorso della società Gran Bianco Carrara (l’azienda di via Provinciale Massa Avenza che fa capo al colosso multinazionale dei detriti Imerys). L’atto approvato quasi otto anni fa in consiglio comunale, per la precisione il 30 settembre del 2005, è nullo, quindi bisogna rifare il piano. Probabilmente non tutto, perché la sentenza dovrà essere adesso interpretata dai legali del Comune, ma sicuramente nella parte relativa all’area che interessa la Gran Bianco, che con la sua iniziativa giudiziaria è riuscita a dimostrare che il cambio di classificazione per la zona del suo stabilimento (da VI a V, quindi con parametri più stringenti rispetto all’emissione di rumori) non ha seguito un iter legittimo. Di conseguenza, annullata anche l’ordinanza del gennaio 2008 con la quale il responsabile del settore ambiente diffidava la Gran Bianco a presentare entro sessanta giorni la documentazione di impatto acustico e comunque a svolgere le proprie attività nei limiti previsti dal nuovo Piano.

Il Comune dovrà anche pagare tremila euro di spese in favore della Gran Bianco.

Nella ricostruzione della vicenda, la sentenza del Tar spiega che il 30 settembre 2004 il Consiglio comunale di Carrara approvava il progetto di piano di classificazione acustica, come previsto dalla legge regionale 89 del 98. La società Gran Bianco non presentava osservazioni al progetto di piano, avendo avuto assicurazione scritta dell'inclusione del proprio impianto in zona VI (quella che prevede limiti di immissioni sonore meno restrittivi); precisamente l’anno successivo, però, lo stesso Consiglio comunale approvava in via definitiva il Piano di classificazione acustica, imponendo però all'area in cui si trova lo stabilimento della Gran Bianco, la diversa classificazione in zona V (che prevede limiti di emissioni meno elevati e, soprattutto, l'applicazione dei cosiddetti limiti differenziali).

Da qui il ricorso. I giudici hanno riconosciuto all’amministrazione comunale la facoltà di modificare in itinere (dall’approvazione del progetto all’approvazione definitiva) anche in modo radicale il piano di zonizzazione acustico, ma questo deve avvenire consentendo ai soggetti interessati di controdedurre «nei confronti di una scelta amministrativa materializzatasi solo in sede di approvazione finale del piano». Quindi: il Comune avrebbe dovuto rendere nota la sua decisione. Non lo ha fatto: ha proceduto con l’approvazione, che però adesso è nulla. Bisogna ricominciare: adozione, osservazioni, approvazione. Un compito in più per la prossima amministrazionne.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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