La manifestazione
«Quei soldi non bastano per il tetto...»
Tresana, la rabbia di Ringozzi che ha avuto la casa distrutta: «Dai periti solo proposte offensive, sono veramente stanco»
TRESANA. «Sono passati quattro mesi e siamo ancora al punto di partenza»: è sconfortato Luciano Ringozzi, l'abitante di Mulino di Riccò nel Comune di Tresana che ha perduto la casa il 18 gennaio scorso a seguito dell'esplosione del metanodotto Snam La Spezia-Cortemaggiore. Sono passati giorni, poi settimane e poi mesi ma dei risarcimenti non c'è neanche l'ombra.
Non solo, nel dialogo aperto con i periti assicurativi si è arrivati sostanzialmente ad uno stallo perché l'offerta non si avvicina neanche lontanamente alla reale entità dei danni subiti dalla proprietà di Ringozzi e della moglie Zara Pierini. «Con la cifra che mi offrono non ci faccio neanche un tetto - sbotta Ringozzi - l'avvocato mi dice di stare calmo che non mollerà, ma io gli ho detto che non li voglio neanche più vedere. Che ci parli lui, l'ultima volta che ci siamo incontrati in Comune, saranno due o tre settimane fa, hanno formulato una seconda offerta, anche questa inaccettabile per me. Li ho salutati cordialmente e non mi presenterò più. Si sono presi un mese di tempo perché ora ci sarà la perizia sul pezzo di metanodotto».
Il cittadino tresanese dovrà abbattere la vecchia casa e costruirne una nuova di sana pianta, su un terreno che sarebbe già stato individuato. Ma prima servono i soldi ed è qui che ad oggi non si vedono spiragli. «Cosa posso fare, una causa che magari dura trent'anni? - riflette Ringozzi - D'altra parte non si può ragionare con le tabelle. I periti vengono e ti dicono: questo nuovo vale tot, ma il tuo aveva dieci anni e quindi lo valutiamo una certa percentuale in meno. Ma sono cifre assurde, con cui non potrò mai rifarmi un'abitazione. Non stiamo mica parlando di cioccolatini che hanno la scadenza! Io capisco che è il loro lavoro abbassare i risarcimenti, ma se mi facessero una proposta anche solo ragionevole potremmo discuterne, ma così è come non avere niente. E allora arrivederci e tante belle cose, ci pensi l'avvocato che io ho anche altre cose da fare».
Per ora i coniugi vivono ancora presso l'amico che li ospita dal giorno dell'incidente, a cui pagano un affitto con soldi che vengono dalla Regione Toscana attraverso il Comune. «Ma anche quelli stanno per finire dovrò chiederne di nuovi - dice Ringozzi - e sentirò il sindaco che ci sta sempre vicini. Ma per quel che riguarda la controparte in tutta questa contesa, veramente mi sembra di parlare con nessuno».
Perizia: si allungano i tempi. E intanto, il perito incaricato dalla procura di svolgere gli accertamenti al Mulino di Riccò ha chiesto, al termine dei 90 giorni previsti, ulteriore tempo per portare a termine la perizia. Ad annunciarlo è il sindaco di Tresana, Oriano Valenti:«I tempi si allungheranno – dichiara il primo cittadino – questo mi preoccupa parecchio in quanto le famiglie coinvolte stanno aspettando un giusto risarcimento». «Ho potuto verificare che i periti hanno fatto delle offerte assolutamente modeste, in alcuni casi direi quasi offensive della dignità delle persone». Valenti venerdì scorso ha avuto un colloquio telefonico con il direttore centrale di Snam: «L'ho sollecitato ad intervenire perché siamo stanchi di questa situazione».
(a.b.-l.b.)
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