La manifestazione
Erosione, l’arenile di Ronchi è scomparso
Emergono altri geotubi, i titolari dei bagni sempre più preoccupati: «Ora solo l’idrovora può salvarci»
MASSA. Undici milioni di euro (più o meno) spesi per la difesa della costa. Ma l’erosione non è sconfitta, il mare continua a mangiare la spiaggia, una fila di bagni a Ronchi rischia di finire in acqua.
Il fallimento del maxi intervento finanziato dalla Regione (14 milioni complessivi) e condotto dalla Provincia per salvare il litorale apuano è apparso in questi giorni in tutta evidenza. Il bagno Palmo, il bagno Ida (già devastato dalla mareggiata della fine dello scorso anno), il Paradiso, il Delfino, l’Attilio, i Ronchi di Levante e di Ponente, il Carol, (ne citiamo solo alcuni) erano, domenica, letteralmente affacciati sull’acqua. Uno scalino di sabbia scavato dalle onde alto quasi un metro e mezzo separa cabine e ristoranti dalla battigia. Impensabile, allo stato attuale, piantare anche una sola fila di ombrelloni.
Il mare, si sa, restituirà parte della spiaggia: è già accaduto. Ma stavolta l’emergenza è massima. Perché siamo a ridosso dell’inizio della stagione balneare.
Un grosso geotubo (una specie di salsiccione di tessuto pieno di sabbia che dovrebbe frenare l’erosione) simile a una balena spiaggiata davanti al Lido del Finanziere è il simbolo della inefficacia degli interventi: era sotterrato nella battigia e ora la battigia non c’è più.
Che fare, adesso? I balneari sperano (e chiedono) in un ripascimento di emergenza: tonnellate di sabbia per ricreare l’arenile scomparso.
«Soltanto l’idrovora ci può salvare: un grande idrovora che peschi sabbia a 4-500 metri al largo, e la scarichi sulla riva. Ma bisogna fare presto, perché le imbarcazioni specializzate in questo tipo di interventi sono poche e molto richieste; e perché l’estate è vicina», dice Rodolfo Tosi del bagno Ronchi di Ponente.
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