Il Tirreno

Vigilantes, gara truccata La Provincia è parte civile

Vigilantes, gara truccata La Provincia è parte civile

Colpo di scena al processo che vede alla sbarra ex dirigente ed ex funzionario L’ente vuole essere risarcito per il danno patrimoniale e per quello di immagine

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MASSA. La Provincia si è costituita parte civile contro due ex dipendenti, un dirigente e un funzionario andati nel frattempo in pensione, a processo con l’accusa di turbativa d’asta e di falso. Si tratta di Lorenzo Paolini, dirigente del settore finanze, e Mario Cardillo, responsabile dell’economato. A chiedere il risarcimento per il danno patrimoniale e quello di immagine subito dall’ente è l’avvocato Dino Del Giudice. Tutto ruota attorno a un appalto di vigilanza affidato dai due con la somma urgenza a una ditta. E qui entrano in ballo altri due imputati, conosciuti per un altro processo, quello delle cremazioni. Renato Alibani, la sua Euroservizi è coinvolta anche nell’appalto della Provincia sulla vigilanza di alcuni edifici finito nel mirino della guardia di finanza e l’ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta, socio della ditta che ha vinto l’appalto, secondo l’accusa col trucco (Istituto di vigilanza apuana).

L’indagine. Nasce dalle rivelazioni al pubblico ministero Federico Manotti dell’ex socia di Calzetta Patrizia Gaeta. La donna ha registrato le conversazioni tra lo stesso Calzetta e gli ex dipendenti della Provincia. I file sono contenuti in un cd che il sostituto procuratore Vito Bertoni, che ha preso il posto di Manotti, ha allegato agli atti. Le conversazioni saranno ascoltate e trascritte da un perito che verrà nominato dal giudice Garofalo nella prossima udienza l’8 maggio. Gaeta alle fiamme gialle aveva consegnato anche alcune fatture e aveva detto ai militari che l’amministrazione provinciale non aveva ascoltato le sue richieste di chiarimenti. La donna era convinta che Calzetta sottraeva dei soldi al loro istituto di vigilanza e voleva vedere il contratto stipulato dall’ente. E per questo aveva scritto una lettera al presidente Osvaldo Angeli e all’assessore competente Alberto Putamorsi. Senza alcun risultato. Così si erano attivati i finanzieri. Scoprendo che in effetti in quell’assegnazione con la somma urgenza del contratto di vigilanza c’era qualcosa che non andava. Tutto ruota attorno a un appalto concesso dalla Provincia: valore dodicimila euro all'anno. Il contratto prevedeva il controllo degli edifici provinciali, da palazzo Ducale alle scuole dell'ente. Le fiamme gialle nel giro di poche settimane si presentarono in Provincia più volte sequestrando un discreto numero di documenti. Tutti riguardati l'appalto di sorveglianza concesso all'Istituto di vigilanza nel 2007 (la determina è dell'otto marzo del 2007, più di cinque anni fa). La fonte della procura ha fornito prove che sono state contestate immediatamente al dirigente e al funzionario, tra i primi a essere iscritti nel registro degli indagati. La contestazione più grave è quella di aver attestato il falso nel provvedimento amministrativo che affidava alla società di Calzetta (e di Alibani) l'appalto di sorveglianza. In pratica nella determina hanno scritto di aver contattato telefonicamente l'Istituto vigilanza apuano (che vinse la gara), l'Euroservizi srl (società di Alibani e quindi in conflitto di interesse) e la Metronotte Massa srl. Il titolare di quest'ultima ditta però sentito dal pubblico ministero è caduto dalle nuvole, dichiarando che mai nessuno da palazzo Ducale lo aveva chiamato per comunicargli che c'era un appalto del genere in ballo. Secondo l'accusa quindi era già tutto calcolato: doveva vincere Calzetta e così l'unico suo concorrente era Alibani, con il quale però l'ex ufficiale condivideva la proprietà dell'Istituto vigilanza apuano.

Le ditte. Le tre ditte nominate nella determina firmata da Paolini, dirigente del settore finanze, e siglata da Cardillo, responsabile dell'economato non avevano gli stessi requisiti. L'istituto di Vigilanza apuano (socio con incarico non ufficiale di amministratore delegato Augusto Calzetta e vice presidente Renato Alibani) e la Metronotte Massa srl potevano effettivamente svolgere servizi di sorveglianza dei palazzi dell'ente anche con vigilantes armati, l'Euroservizi (di Renato Alibani) invece non poteva farlo. Di fatto quest'ultima sarebbe stata estromessa se mai avesse soffiato l'appalto all'Istituto vigilanza apuano. Cosa impossibile, visto che per gli inquirenti era tutto calcolato per permettere a Calzetta di fare corsa a sé. Soprattutto perché la reale concorrente, la Metronotte Massa srl, come ha ammesso il titolare non è mai stata contattata da Paolini e Cardillo. Tutti questi elementi fanno dire all’accusa che Calzetta e Alibani abbiano concordato la predisposizione delle rispettive offerte in modo da consentire all'ex ufficiale dei carabinieri di vincere la gara informale e aggiudicarsi il servizio.

Gli imputati. Fin dalla prima udienza è emerso che sia Paolini sia Cardillo non fanno fronte comune. Anzi per entrambi è stato l’altro a sbagliare. Se ne riparlerà nell’udienza del 19 giugno, visto che in quella dell’otto maggio verrà soltanto indicato il nome del perito che dovrà trascrivere le intercettazioni ambientali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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