Sicurezza
«Senza casa e lavoro solo tante promesse dal nostro Comune»
MASSA. A piedi dal municipio fino in cima al monte Tambura, per protesta, per disperazione. StefanoB. è un imprenditore di 34 anni che, vittima della crisi, è costretto a chiudere la ditta. «Sposato,...
MASSA. A piedi dal municipio fino in cima al monte Tambura, per protesta, per disperazione. StefanoB. è un imprenditore di 34 anni che, vittima della crisi, è costretto a chiudere la ditta. «Sposato, con due figli, non ho aiuti dal Comune se non l'esenzione per la mensa scolastica dei figli e una borsa lavoro di €600 mensili a scalare fino a €400, pochi per mantenere una famiglia - racconta -La borsa lavoro era finalizzata al mio reintegro nel mondo del lavoro ma dopo due anni i soldi sono finiti e siamo stati mandati tutti a casa. Per motivi di ordine economico ho dovuto lasciare la casa e ci siamo trasferiti io da mia madre e mia moglie con i figli da mia suocera.
Tutto questo ha creato una grande crepa nella mia famiglia con i figli che si alternano dormendo un po' da me e un po' da mia moglie ed io mi chiedo ,mentre succedeva tutto questo dove erano i politici che dovrebbero tutelare i nostri diritti?
«E' da sette mesi che aspetto di parlare con il sindaco dopo aver fatto per filo e per segno tutto quello che mi è stato consigliato dal sindaco dal vicesindaco e dall'assessore al sociale.Rimpallato da un ufficio all'altro io mi domando se ad oggi tutte queste persone si ricordano della mia situazione.
Visto che avevo una ditta non posso godere dei sussidi di disoccupazione ed ogni volta che presento una domanda di lavoro vengono preferiti altri che sono in mobilità o in cassa integrazione.
«Non volevo soldi volevo solo mantenere la famiglia unita , chiedevo un alloggio provvisorio visto che ce ne sono molti vuoti e molti assegnati a persone che vivono altrove e questo già si vede nei palazzi ristrutturati di recente, in molti appartamenti vuoti i terrazzi non sono stati imbiancati perché non vi era nessuno che potesse aprire le finestre abusive.
«Ho fatto domanda di casa popolare e mi hanno chiesto il reddito del 2008, anno in cui lavoravo regolarmente , e perciò mi hanno escluso». Stefano B. quindi è disperato, lancia un ultimo appello alle istituzioni.
E avverte: «Non vorrei trovarmi costretto ad un atto estremo come l'occupazione di uno dei tanti alloggi liberi».
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