Trasporti
«Operazioni rischiose su clienti ignari»
A processo per una truffa da 2 milioni e 600mila euro, parla il promotore: si difende e accusa le banche
CARRARA. Una truffa da 2 milioni e 600mila euro. Un giro di soldi, per la compra vendita di titoli bancari che, nel 2005, è come sparito nel nulla. Una serie di denunce (più di una ventina). E, infine, un promotore finanziario, il 69enne Bernardo Gatti, e un direttore di banca, Roberto Manfredi finiti sotto accusa per truffa e falsificazione di documenti (le parti civili sono ben ventiquattro). Ieri, in tribunale davanti al giudice Cosimo Maria Ferri la deposizione fiume, del promotore finito sotto accusa.
«Non ho toccato quei soldi, questa storia mi ha rovinato» «Questa storia mi ha distrutto: ho perso la mia reputazioni e la salute, mi sono ammalato. Ora Voglio solo giustizia: ho lavorato per oltre vent’anni come promotore finanziario e non ho mai fregato nessuno».
Parla, e a momenti si commuove, Bernardo Gatti. Il promotore finanziario, sottoposto all’esame del suo avvocato, Andrea Lazzari, ha ripercorso tutte le tappe della vicenda che lo ha portato sul banco degli imputati. «Con le banche San Giorgio e San Miniato avevo rapporti quotidiani - ha ricordato Gatti - ci andavo ogni giorno, ero uno di8 casa: movimentavo, per i miei clienti delle somme importanti. Molti di loro non erano mai andati in banca, facevo tutto io per loro». Il rapporto cominciato negli anni Novanta si interrompe bruscamente nell’ottobre del 2005.E Gatti ieri davanti al giudice ha dato la sua versione dei fatti. «Già nel 2001 avevo notato che la banca faceva investimenti su titoli a rischio, per somme consistenti, senza avvisare i miei clienti e senza seguire le mie indicazioni, anzi in modo completamente differente - ha sottolineato il promotore finanziario - Quando affrontai l’argomento il direttore, Manfredi, mi disse: o fai così o ti arrangi, molti dei tuoi clienti non hanno più nulla».
«Me ne accorsi nell’ottobre del 2005, quando, con una lettera venni letteralmente buttato fuori dalla banca, proprio mentre alcune delle mie clienti migliori scoprivano di non avere più nulla sul conto- ricorda Gatti - E ricordo anche di aver sporto denuncia alla Procura della Repubblcia nei confronti delle filiali carraresi della San Miniato e della San Giorgio». E per quel che riguarda la “sparizione” dei 2 milioni e mezzo di euro, Gatti ha dato la sua versione: «Le banche con cui lavoravo avevano fatto investimenti a rischio, quei soldi sono stati persi in quel modo».
Una truffa da 2 milioni e 600mila euro «Una storia complessa che ha coinvolto 24 persone, o meglio clienti facoltosi che - stando a quanto emerso durante le indagini - si fidavano così tanto del promotore finanziario, da affidargli cifre sostanziose. E il professionista, a sua volta, portava lavoro e guadagno alle banche presso cui gestiva i flussi di denaro. In particolare al direttore del Banco di San Giorgio, poi trasferito alla Cassa di Risparmio di San Miniato, finito sotto processo. Secondo l'accusa parte di quelle operazioni brillanti effettuate per conto dei clienti erano fatte solo sulla carta. E quindi ai correntisti, nel corso degli anni, erano stati sì corrisposti interessi alti, ma nel frattempo il patrimonio sottostante si era volatilizzato. Il castello è crollato a ottobre del 2005, quando una delle clienti più importanti, ha cercato di riavere i suoi soldi, circa 480mila euro. E ha invece scoperto che sul conto non aveva affatto tutti quei soldi, e che tutte quelle ricevute regolarmente mostrate alla banca non avevano controvalore.(a.viv.)
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