La manifestazione
«La somma urgenza non era necessaria»
La testimonianza dei finanzieri che hanno acquisito gli atti: pochi furti subiti e molti mesi prima
MASSA. Due i testimoni ascoltati ieri nella prima udienza del processo sull’appalto della Provincia vinto dall’Istituto di vigilanza apuano: il capitano della guardia di finanza Nicolino Itri e il maresciallo Domenico Martiniello. Ufficiale e sottufficiale hanno ripercorso l’iter dell’indagine e l’acquisizione dei documenti rispondendo alle domande del giudice e del pubblico ministero. In particolare entrambi hanno detto che «la somma urgenza per assegnare l’appalto non era indispensabile. È vero che c’erano stati dei furti in alcuni edifici, ma risalivano a otto mesi prima della gara. Insomma, non c’era quell’emergenza che hanno fatto credere».
Con la somma urgenza le ditte da chiamare scendevano da cinque a tre e si poteva fare anche per importi inferiori ai venticinquemila euro più iva previsti dal regolamento.
«L’iter - hanno continuato i due militari - era nato da una lettera dell’assessore Alberto Putamorsi, ma non chiedeva la somma urgenza diceva soltanto che era il caso di affidare il servizio di vigilanza per alcuni immobili, compreso il palazzo Ducale».
C’è stato poi un chiarimento sull’effettivo importo riconosciuto all’istituto di Vigilanza apuana per i servizi prestati: sono stati dodicimila euro e non quindicimila euro come sostenuto dalla accusa. I legali degli imputati hanno scoperto che le fiamme gialle consultando le fatture avevano conteggiato due volte l’Iva. L’accusa resta, diminuisce l’importo.
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