Il Tirreno

Un volto sul drappo e centinaia di pellegrini: «È quello di Cristo»

Un volto sul drappo e centinaia di pellegrini: «È quello di Cristo»

Interviene il vescovo dopo la forma comparsa nella chiesa di Canevara: «Nessun miracolo, la gente ci vede un segno di speranza»

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MASSA. Il parroco è cauto, il vescovo ancor di più. Ma i pellegrinaggi nella chiesetta di Sant'Antonio a Canevara, frazione sulle alture di Massa, continuano anche se don Ernesto Zucchini e monsignor Giovanni Santucci ripetono che quei teli di organza non sono un miracolo. «Io ho poco da aggiungere a quello che ha detto don Zucchini - esordisce il vescovo di Massa-Carrara Santucci -. Ognuno in quei teli ci legge ciò che vuole, ma non possiamo dire che c'è qualcosa di più di una casualità. Ci si vede ciò che si vuole, come succede quando si guardano le nuvole fare disegni nel cielo. È oggettivo».

Intanto continua il pellegrinaggio alla chiesa a una settimana dalla «apparizione» in cui i fedeli scorgono il volto di Cristo tra i drappi dell’altare.

Monsignore continua la sua riflessione: «C'è poco da parlare, ma tanto da riflettere. Io non sono impressionato dall'accaduto perché come ho detto quel volto è nitido nelle fotografie ma in chiesa non si vede così bene. Mi impressiona però la reazione della gente». Forse attraversiamo un momento in cui fa bene pensare che ci siamo i miracoli: «Non sono un sociologo - spiega il capo della diocesi apuana -, non saprei dire se in questi momenti si è portati a sperare in qualcosa che va oltre alla normalità. Ma abbiamo passato momenti peggiori, passeremo anche questa crisi. È la dimostrazione che la strada seguita dalla nostra società non era quella giusta, ma bisogna avere coraggio perché sono sicuro che anche questo periodo buio ce lo metteremo alle spalle».

Un'ultima battuta sull'organza di Canevara: «Con don Zucchini ho parlato a lungo e abbiamo le stesse idee. Il parroco lo ha detto ai fedeli durante l'omelia domenicale, quel volto è un segno che ci incoraggia. Punto e basta, gli altri discorsi li lasciamo a voi giornalisti».

Non solo ai giornalisti, però. Perché Canevara è diventata una meta di pellegrinaggio. Troppa la curiosità di entrare nella chiesetta di Sant'Antonio ed essere testimone di una notizia come questa. «C'è chi entra e si mette a piangere - racconta Emanuela Mignani, una delle donne che ha addobbato l'altare per la festa della Divina Misericordia -, poi ci sono quelli che escono immediatamente quasi li avesse spaventati qualcosa. C'è chi piange. Tutti però vogliono toccare quel drappo, tanto che ci abbiamo messo una transenna. Don Zucchini non vuole che si avvicinino troppo, non vuole neppure togliere i fiori ormai appassiti».

«Lo ha detto il parroco - conclude Emanuela - e lo dico anche io, questo volto non lo abbiamo costruito noi. Non abbiamo neppure messo i cestini per le offerte perché non vogliamo lucrare sul Signore. Ma l'altare ormai è pieno di lumini perché chi viene qui vuole testimoniare quello che ha visto».

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