Il Tirreno

Un pioniere del calcio con il ciclismo nel cuore

di Aldo Antola
Un pioniere del calcio con il ciclismo nel cuore

Carlo Evangelisti, primo giocatore massese in serie B del dopoguerra Da sempre anima e motore del gran premio Liberazione di ciclismo

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MASSA. E' il primo pioniere del calcio Massese dal dopoguerra. E' il calciatore che per primo ha superato la barriera della serie C nazionale arrivando al Messina in B e mancando la massima serie soltanto per problemi familiari che lo hanno costretto a tornare a Massa, dove ha concluso con i bianconeri una storica carriera.

Grande fisico. Parliamo di un massese doc, Carlo Evangelisti il cui unico rammarico è stato di rinunciare alla serie A ( almeno una stagione l'avrebbe fatta volentieri), classe 1933, fisico possente, calciatore di grandi doti atletiche e buona tecnica, uno di quei personaggi che danno sicurezza ai compagni ed ai tifosi. Ed una vita non banale, completa, passata attraverso un filtro ed un esame come l'ultima guerra che ne ha forgiato temperamento e carattere. Insomma un personaggio glorioso e amato dai massesi ed in particolar modo dai compaesani, da Turano

Ed ancora oggi si impegna molto per il suo "paese", il quartiere. A 79 anni mantiene un fisico ed una vitalità che molti giovani gli invidiano. E soprattutto una freschezza mentale ed una voglia di darsi da fare ed impegnarsi per lo sport, per il sociale, che meraviglia. Lo troviamo seduto dietro la scrivania del A.D.S . Arci Turano impegnatissimo nel definire gli ultimi dettagli ( insieme naturalmente a tutto lo staff del ciclismo e del calcio) per la corsa ciclistica del 25 Aprile, il Gp Liberazione Città di Massa, pieno di entusiasmo. Solo una leggera lamentela per un ginocchio che pochi giorni prima ha fatto le bizze, gli chiediamo il perché e ammette che «è colpa di una partitella a calcio fatta con i ragazzi!» Capito, a 79 anni! Che elisir avrà trovato?

La carriera.Ma vediamo il suo percorso calcistico. Anche per lui primi calci ad un pallone con le attrezzature che il periodo permetteva, il campo era lo sterrato dell'Aurelia che attraversa Turano, le porte segnalate da mezzi di fortuna ed ogni tanto una sosta fra il passaggio di un camion e l'altro, a volte passava anche mezzora.

«Il pallone di cuoio durissimo, al meglio che si poteva - confessa Evangelisti - ed aspettavamo con ansia che arrivasse con il proprietario che naturalmente giocava nel ruolo che più gli piaceva, portiere o centravanti, altrimenti non si giocava!».

Era appena finita la guerra e Carlo dopo le elementari e Ginnasio, viene mandato a studiare per finire le superiori nel collegio "Larco di Santa Margherita Ligure", mandato dai genitori per farlo studiare di più. Qui durante le partite dei tornei a Sestri Levante viene notato e ingaggiato dal Chiavari dove trova anche un altro massese, Tristano Bacchilega. Dopo la maturità torna a Massa e inizia a giocare con la Pro Massa , insieme ai fratelli Guidugli ed ai fratelli Guelfi. Cresce, passa al Migliarino Pisano, in Quarta serie, poi un osservatore, certo Rapozzi, lo segnala alla Sanremese, serie C unica Nazionale, dove al primo campionato sfiora la promozione in serie B mancandola per un punto all'ultima partita perdendo in casa proprio con quel Venezia che li sorpassa in classifica e promuove. In quella Sanremese c'erano Robotti, Voglino, il primo argentino arrivato in Italia, poi un certo Rao, e Turconi che arriverà anche alla Nazionale.

Poi viene ingaggiato dal Messina, serie B, 1956/7. Due anni con l'ex viola Gratton, campionati di media classifica e poi l'occasione del grande salto, con la Triestina neopromossa in A.

L’occasione mancata. Con la squadra allenata da Gipo Viani fa la preparazione estiva e gioca anche il primo mese in Coppa Italia ( a quel tempo si poteva, la Coppa era una specie di preparazione) con compagni come Barison e Milani.

Poi all'improvviso per problemi famigliari ( malattia del padre) viene richiamato a casa per dirigere e continuare l'attività di famiglia, avevano cave sul Monte Carchio ed operai che non potevano abbandonare.

«Decisi a malincuore ma con coscienza di tornare - confessa Evangelisti - anche se almeno un anno di serie A lo avrei fatto volentieri, ma l'impegno famigliare era troppo importante. Comunque almeno con la Massese mi sarebbe piaciuto giocare, ma il Messina non mi svincolava e cosi sono stato quasi due anni fermo aspettando lo svincolo. Poi qualche mese prima della scadenza una proposta della Massese venne accettata dal Messina e iniziai a giocare a Massa, potendo continuare anche a seguire l'attività di lavoro ( 1959/60)».

La Massese. Inizio con la Massese allenata da Targioni e Consonni, trova Orrico poi De Zarlo.

«Di questa stagione ricordo molto bene le ultime partite al vecchio campo - ammette Evangelisti - e ricordo molto bene la fantastica vittoria per 4- con la Carrarese ma anche il triste infortunio di Corrado Orrico nella realizzazione della terza rete. Poi nel campionato seguente inizio al vecchio campo col Chieri (2-2, con pareggio al 90' proprio di Evangelisti) e inaugurazione del nuovo stadio degli Oliveti. Posso dire di aver giocato nei due campi», ammette ridendo l'ex difensore bianconero. «Poi nel campionato 62/63 finisce la carriera. Pinardi da vero professionista - continua Evangelisti - pretendeva una squadra sempre a disposizione con allenamenti tutti i giorni, il lavoro non me lo permetteva e cosi di comune accordo chiudemmo».

Naturalmente la passione per il calcio rimane ed Evangelisti come tutti gioca tornei, allena squadre minori.

Ricordi ed aneddoti. «Fu dura lasciare da professionista - inizia l'ex bianconero - perché era il momento che cominciavano le soddisfazioni ma anche i guadagni ( 75.000 lire al mese a Sanremo che arrivavano a 100 con i premi, un operaio guadagnava sui 25.000)».

Poi passa ai compagni. «Ricordo in particolare Consonni, tanto buono fuori quanto grintoso e battagliero in campo, era il terrore degli attaccanti».

«Un altro periodo bellissimo era quello dei tornei estivi - riprende Evangelisti - e noi del Turano vincemmo il primo Torneo Dei Bar al Dina delle Piane. A sera nel paese ci fu una festa incredibile con gran cena a cui partecipò tutto il paese, tutta la notte nei locali sopra il Bar Sport». Anche da allenatore, nelle squadre minori, Evangelisti ha passato momenti di svago e di impegno notevoli.

«Ho allenato 2-3 anni il Montignoso - confessa ancora Evangelisti - e naturalmente il paese non aveva ancora un campo, si giocava al Dina delle Piane. L'anno successivo venne fatto un campo di fortuna ricavato nell'angolo nord-est dell'attuale areoporto del Cinquale, alla fine del campionato ci fecero sloggiare per questioni di sicurezza! Non demordemmo ed in pochi mesi costruimmo, con i miei operai e l'attrezzatura che ci fornì per il Comune di Massa Vinicio Targioni , anche lui ex bianconero e persona eccezionale che ricordo volentieri, un altro campo pochi metri oltre, però fuori dall'aeroporto. Naturalmente era un campo impossibile, tutta sabbia come al mare»!

L’amore per Turano. Ma come accennato all'inizio, Evangelisti è innamorato di Turano, e sente molto lo spirito paesano, per questo da moltissimi anni, quasi dall'inizio, è uno dei promotori e factotum del gruppo Sportivo che organizza la corsa ciclistica del Gran premio di Liberazione.

«Siamo un paese ed un gruppo speciale - ammette con commozione Evangelisti - unito e lavoriamo incessantemente e disinteressatamente da anni per la migliore riuscita di questa manifestazione. Lo facciamo con passione, è un gruppo che lavora sempre in piena sintonia. Naturalmente qui ho fatto carriera - ammette ridendo e scherzando Carlo - e lavoro anche da dirigente, da amministratore, come tutti», chiude sempre ridendo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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