Il Tirreno

«Non sarà un miracolo, ma è un segno»

«Non sarà un miracolo, ma è un segno»

Don Ernesto parla a un centinaio di fedeli che hanno affollato la chiesa di Canevara: il Signore ci dice che è qui con noi

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MASSA. «Non è un miracolo, ma è un segno. La Chiesa ha le idee chiare quando tratta queste cose e per poter considerare miracolo un accaduto bisogna che questo vada oltre le probabilità, la ragione umana e la natura. Qui non c’è miracolo, anche se le probabilità che un drappo disegni il volto di una persona sono davvero poche». Don Ernesto Zucchini è stato chiaro durante l’omelia domenicale, davanti a un centinaio di fedeli che pendeva dalle sue labbra. Il prete però non sottovaluta quei teli d’organza, anzi. Li rafforza. «È un segno importantissimo perché Gesù ci ha voluto dire io sono qui, non abbiate paura».

Don Zucchini pesa le parole e quando va oltre, conscio di essere nella casa del Signore, ammette la forzatura. Ma non per questo la disdegna, anche per rendere più incisivo il suo discorso. Soprattutto quando ricorda la difficoltà della parrocchia di Canevara a far conoscere la solennità della Divina Misericordia: «Quest'anno la pubblicità l'ha fatta Lui (Cristo, ndr), anche se è strano utilizzare questo termine commerciale per questioni religiose». Coglie nel segno, il prete perché la chiesa di Sant’Antonio Abate non era mai stata così affollata: tanti i fedeli provenienti anche da fuori provincia per ascoltare le parole del prelato che fino ad oggi aveva taciuto sull'accaduto. Poi il passaggio più delicato: «Questo viso è etereo come l’organza dei drappi che lo compongono, è lieve e cambia a seconda della luce. Ma non penserete che l’arcangelo Gabriele quando si è mostrato alla Madonna fosse in carne e ossa come noi. È un’immagine banale se volete, ma per la nostra comunità vuol dire davvero tanto. È una figura che per Canevara è un’iniezione di forza». Infine l’ammonimento: «Voglio che sia chiaro che nessuno ha fatto in modo che accadesse, lo dico perché il messaggio arrivi forte. Ma non dovrebbe essercene neppure bisogno».

Don Ernesto, prima di congedarli, ha chiesto ai fedeli di essere testimoni dell'accaduto nella vita di tutti i giorni. Il drappo di organza, le cui pieghe danno forma al volto di Cristo, doveva essere rimosso oggi dall'altare addobbato per la festa della Divina Misericordia. Ma il religioso ha rassicurato che rimarrà ancora qualche giorno visibile all’interno della chiesa. Anche per dare modo a chi in questi giorni non c’è riuscito di salire a Canevara.

Segno o miracolo che sia quel volto fa pensare e per capirlo bastava essere a Sant’Antonio ieri mattina. Grandi e piccini immobili davanti a quello che tutti ormai chiamano il Gesù di Canevara.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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