Il Tirreno

La fornace romana seppellita di nuovo «Ma ci sarà il museo»

di ClaudioFigaia

Svelati al pubblico gli scavi archeologici in piazza Mercurio Il Comune: non ci sono soldi. Protestano i commercianti

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MASSA. Tutti pazzi per gli scavi archeologici. C’è un bel pezzo della città che si sta appassionando alle vestigia che stanno affiorando dagli scavi di piazza Mercurio. E che chiede a gran voce: non seppellitele di nuovo, lasciatele visibili.

Forse animati da una specie di complesso di inferiorità in materia di patrimonio storico-architettonico rispetto alle altre città e territori della Toscana, i massesi vedono in quei resti di un’antica fornace la traccia di un passato glorioso e importante. E anche una risorsa turistica da valorizzare e “fruire”.

Ieri mattina la sala del liceo Palma in cui il Comune e la Soprintendenza ai Beni Architettonici storici e archeologici di Lucca hanno illustrato lo stato dell’arte degli scavi era strapiena. Tutti attenti ad ascoltare dotte ricostruzioni sulla presenza romana nella piana massesi, sul significato di questo o quel frammento ritrovato. E in tanti hanno partecipato alla visita guidata al cantiere della Piazza Mercurio, dove i resti della fornace sono stati svelati al pubblico per la prima volta.

Ma il destino di questi ritrovamenti appare segnato. Saranno, con ogni probabilità, coperti di nuovo, ri-sepolti sotto la nuova pavimentazione. Torneranno, cioè, invisibili, come lo sono stati per oltre duemila anni. Non prima, però, di essere studiati, esaminati, catalogati, fotografati dagli archeologi della Soprintendenza. E non prima della messa a punto di una serie di accorgimenti tecnici che garantiscano la conservazione delle antiche strutture.

È questa la strategia che il Comune intende seguire, anche se per ora si dichiara «aperto a tutte le soluzioni». «Sarà ben difficile con i tempi che corrono trovare finanziamenti per un percorso di valorizzazione», ha detto chiaro il sindaco Roberto Pucci.

Una strategia condivisa o comunque riconosciuta come praticabile e corretta dalla Soprintendenza, che non si oppone al re-interramento.

Certo, a tutti piacerebbe che quei ritrovamenti rimanessero luce del sole. «Le soluzioni tecniche ci sono. Pensiamo a una copertura aerea per proteggerli o alla copertura con un materiale trasparente che consenta di vedere dalla piazza la fornace», dice l’architetto Nicola Gallo specialista di restauro di monumenti e voce autorevole del partito “non fate scomparire la fornace”.

Piacerebbe anche alla stessa Soprintendenza: «Beh, è chiaro, la fruibilità di una scoperta come questa è fondamentale. La scelta, tuttavia, non è nostra ma dell’amministrazione, del sindaco in quanto “padrone di casa”. Noi diamo il nostro supporto tecnico conoscitivo e possiamo comunque dire che un intervento per mantenere allo scoperto questi resti sarebbe estremamente impegnativo e comporterebbe anche un intervento pesante sulle strutture emerse», spiega la dottoressa Emanuela Paribeni, funzionaria della Soprintendenza.

«Ma noi faremo un museo archeologico a palazzo Bourdillon», rilancia l’assessore ai Lavori Pubblici Fabrizio Brizzi. Dove l’antica fornace sarà visibile, ma solo su supporti multimediali, e dove saranno esposti i frammenti e gli oggetti recuperati.

Intanto, i commercianti di via Guidoni protestano con cartelli per i disagi dovuti al cantiere, Stefano Caruso parla di «posizione pilatesca dell’amministrazione» e l’architetto Gallo dice la sua sul museo: «Una documentazione fatta di libri, animazioni virtuali ecc. è una doverosa azione di valorizzazione, ma niente di paragonabile alla visione diretta. Quanti turisti andrebbero a visitare un Colosseo solo virtuale?»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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