La manifestazione
«L’Imu bis? Noi non la applicheremo»
Il sindaco Pucci e la nuova tassa di scopo: sarebbe da folli imporre nuovi balzelli
«Neanche a pensarci, impossibile solo ipotizzare di imporre nuove imposte ai cittadini. L’idea di una tassa di scopo è valida, ma non è tempo...». Il sindaco Roberto Pucci liquida così la “Imu-bis”, ossia l’imposta di scopo prevista nel decreto sulla semplificazione fiscale varato dal governo Monti e approvato alcuni giorni fa alla Camera.
Si tratta di uno strumento – o un balzello – che consente alle amministrazioni di imporre una “tassa” mirata alla realizzazione di specifiche opere pubbliche: asili, scuole, parchi, biblioteche, strade, parcheggi. Gli introiti derivanti da questa imposta di scopo, cioè, devono essere al 100% destinati a finanziare quell’opera pubblica per cui si è introdotta l’imposta. Le modalità di applicazione sono più o meno le stesse dell’Imu: viene cioè imposta sulle abitazioni, prima casa compresa, con aliquote stabilite sul valore dell’immobile (rivalutato del 60% rispetto agli attuali valori catastali). Una seconda Imu, insomma, che graverebbe per dieci anni (questo il tempo massimo di applicazione) sui proprietari di case già alle prese con l’imminente stangata della “prima” Imu.
Per questo il sindaco Pucci – e così moltissimi suoi colleghi sparsi per l’Italia – dicono: no, grazie.
«È evidente – dice ancora il primo cittadino – che di opere da finanziare con una tassa di scopo ce ne sarebbero. In un contesto come questo è però impraticabile. Il gettito derivante dall’imposizione fiscale sugli immobili salirà quest’anno da 13 a 28-29 milioni di euro, che saranno quasi tutti girati allo Stato. Ebbene, di fronte a questa manovra sarebbe insensato, da folli decidere di applicare questa nuova Imu, di cui peraltro sono ancora da definire le modalità di utilizzo. No, non la applicheremo».
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