Il Tirreno

Alberghi e bagni, stop ai pasti ai clienti esterni

Alberghi e bagni, stop ai pasti ai clienti esterni

La Corte Costituzionale ha bocciato il Codice varato nel 2011 dal governo Brusca frenata sulla liberalizzazione dei servizi delle strutture ricettive

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MASSA. Non bastassero il tempo capriccioso e la crisi economica, alla vigilia dell’estate, ecco aggiungersi un altro motivo di incertezza per le imprese turistiche: alberghi, bagni, campeggi, agriturismo. In particolare per tutte le aziende che hanno aperto i propri servizi non solo alla clientela «interna» ma anche a quella «esterna». Ovvero il ristorante dell’albergo che mette a tavola non solo chi ha preso la camera, il bar (e la cucina se c’è) del bagno che offre panini e pasti caldi non solo alla clientela con l’ombrellone.

L’apertura liberale che era arrivata nel maggio del 2011 con l’approvazione da parte del governo del Codice del turismo è stata bocciata dalla Corte Costituzionale con una sentenza, la numero 80 depositata il 5 aprile scorso. La sentenza accoglie il ricorso delle Regioni Toscana, Puglia, Umbria e Veneto che nel Codice aveva ravvisato una ingerenza rispetto alle competenze in materia di turismo appannaggio delle Regioni.

E ora? Le associazioni di categoria hanno chiesto lumi al Comune che a sua volta li attende dalla Regione.

Dice Alessandro Cerrai, direttore della Confesercenti: «La sentenza si pronuncia su una questione di principio, quella dei poteri delle Regioni, ma non entra ovviamente nel merito dei singoli articoli che avevano dato il via a certe liberalizzazioni. Se vogliamo che i contenuti che ci interessano del Codice, quelli dell’apertura all’esterno dei servizi delle strutture turistiche, bisogna trattare con la Regione. Nel caso, credo che sarebbe opportuna comunque una unità di intenti per evitare fughe in avanti di un Comune rispetto ad uno limitrofo. Ci vuole uniformità».

Umberto Sarto, anima di Confcommercio, non nasconde preoccupazione anche se confida nel buon senso. «Noi siamo sempre stati favorevoli al libero mercato dei servizi. La selezione vien da se. Tanto è vero che non tutti gli alberghi possono o vogliono aprire le loro cucine all’esterno. Diverso è il caso dei balneari. Qui il problema di fondo è che manca lo strumento urbanistico per dare la regolarità alle strutture. Se poi, come a Pasqua, qualcuno si becca una multa è proprio per questo motivo. Il codice del turismo qui c’entra poco anche se questa sentenza aumenta i motivi di incertezza per le aziende».

La Regione del resto, finora, non ha visto di buon occhio le aperture della somministrazione al di fuori della clientela specifica delle strutture. Ameno che non si abbiamo strutture e licenze idonee. Certo, se si chiedono ad un albergo, per fare la ristorazione esterna, requisiti come un’altra sala separata o un doppio ingresso i problemi diventano enormi. Talvolta insormontabili per le strutture di media grandezza che animano il nostro turismo.Lo stesso, e ancor di più in questa fase di vacatio del nuovo piano arenili, per gli stabilimenti balneari che già soffrono per limitata azione dalla licenza di semplici punti ristoro (niente piatti espressi da ristorante).

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