Il Tirreno

«Ho avuto paura, poteva crollare tutto»

di Alessandra Vivoli
«Ho avuto paura, poteva crollare tutto»

La testimonianza choc dell’ingegnere dei vigili del fuoco: ho visto un pilastro che stava per scoppiare, si staccavano i pezzi

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CARRARA. «Quando sono entrato nel Politeama, il 23 giugno del 2008, e ho visto quel pilastro ho capito subito che stava per esplodere. Poteva crollare tutto, bastava che nessuno fosse entrato all’interno quel giorno. C’era una situazione di assoluto pericolo: ho deciso in trenta secondi di fare evacuare l’edificio. E’ stata la decisione più rapida che io abbia mai preso in vent’anni di carriera nei vigili del fuoco».

A parlare è il primo testimone del processo Politeama, l’ingegner Arcangelo Argenzio, funzionario del comando provinciale dei vigili del fuoco. Parla davanti alla schiera di avvocati e ad alcuni rappresentanti del comitato per la difesa del Politeama (degli imputati è presente solo il dirigente comunale Claudio Bacicalupi).

«Il Politeama poteva crollare quella notte» In aula cala il gelo quando l’ingegnere, fra i primi ad intervenire all’interno dello storico edificio afferma: «Mi aspettavo sinceramente che il Politeama crollasse quella notte. Ho temuto per la vita miei e dei miei uomini, per questo abbiamo deciso di cominciare a lavorare la mattina dopo. Pregando che non succedesse il peggio». Parole forti. Che fanno venire i brividi. Ma anche rivelazioni importanti, ai fini del processo. Per una città intera, non solo le dieci parti civili che vogliono giustizia. «Quel pilastro aveva una lesione da carico verticale». E alla domanda diretta del giudice Ferri: «Ma era dovuto all’appesantimento dei solai?» Ha risposto così: «Quel pilastro stava scoppiando, partivano i pezzi di mattone, il giorno dopo l’evacuazione si è spostato di 34 millimetri. L’ho visto con i miei occhi e ho dovuto trascinare fuori i miei uomini per il collo. Tutto questo è successo perché ha superato la sua capacità di portata. E il cedimento di quel pilastro poteva provocare altri crolli: il tempo purtroppo ci ha dato ragione».

«Dopo un anno stessi pericoli» Ma l’ingegnere dei vigili del fuoco ha toccato anche un altro nervo scoperto: quello dei lavori per la messa in sicurezza del Politeama. Incalzato dal pm Dello Iacono a riferire di un ulteriore sopralluogo, chiesto dalla Procura, il 22 maggio del 2009 ha dichiarato testuale: «Sono rimasto perplesso che dopo un anno un intervento del genere fosse rimasto congelato. Le condizioni di pericolo crollo erano ancora attuali. Il Comune aveva provveduto solo all’incamiciatura di alcuni pilastri e alla puntellatura, inutile per risolvere il problema complessivo».

«Al sindaco io l’avevo detto: fate subito i lavori» L’ingegner Argenzio poi chiama in causa il Comune: «Ricordo che io al sindaco, dopo la nostra messa in sicurezza di emergenza, subito dopo l’evacuazione, avevo detto: “Guardi che domani devono cominciare i lavori, quelli veri”».

Ferri: nominerò un nuovo custode per l’edificio Sull’andamento dei lavori ha voluto essere edotto anche il giudice Ferri, sottolineando il suo ruolo di responsabile del sequestro del Politeama. E sta valutando, per la prossima udienza fissata per il 14 maggio, se nominare un custode di fiducia per l’edifico, in grado di collaborare con le parti e dirimere le questioni tecniche che frenano l’avvio dei lavori. Ferri non ha alcuna intenzione di perdere tempo, non voleva interrompere l’udienza (alle ore 19 di ieri) l’ha fatto su richiesta dei legali che arrivavano da Milano. Non senza aver prima avvisato tutti i legali: «Sarà un processo lungo non posso permettermi di perdere tempo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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