Proteste
«Casellotto fermo, colpa del Comune io non c’entro»
L’imprenditore Alberto Ricciardi accusa il sindaco e vuole i 500mila euro dell’esproprio del terreno
MASSA. Momenti di tensione ieri mattina negli uffici del sindaco Roberto Pucci, durante un incontro con il presidente di Fermet Group Alberto Ricciardi. Punta dell'iceberg di una discussione decisamente animata, la questione del sottopasso di Casellotto, il cui cantiere è fermo da mesi e del cui stand by il presidente dell'azienda apuana si è stancato di essere considerato responsabile.
Ed è stato proprio Ricciardi, poche ore fa, a voler fare un pò di chiarezza. Che il cantiere del Casellotto sia fermo, con notevoli disagi per il territorio e i cittadini, non vi sono dubbi. Che sia necessario capire come, dove e a spese di chi smaltire eventuali rifiuti pericolosi per proseguire nella realizzazione dell'opera, anche. Ma che la responsabilità di questo inghippo sia di Fermet, è tutto da dimostrare.
Oltre duemila tonnellate di rifiuti sono stati prodotti durante la prima fase dei lavori, e secondo le analisi, effettuate dopo un carotaggio dell'area dalla quale sono stati asportati da un laboratorio (Cba) incaricato dalle Ferrovie dello Stato, si tratterebbe di materiali "cautelativamente pericolosi", dunque per lo smaltimento dei quali sarebbe necessario ricorrere a strutture specializzate e dunque costose che spetterebbe a Fermet pagare; secondo il laboratorio che ha effettuato la stessa analisi per conto di Fermet invece (Analysis), i rifiuti di quell'area non sarebbero affatto pericolosi, dunque non si dovrebbe ricorrere all'onere per uno smaltimento speciale, nè alle difficoltà di gestione inevitabili in caso di rifiuti inquinanti. Due esiti discordanti, per due analisi effettuate non solo in doveroso contraddittorio, ma anche con procedure diverse: la prima, quella firmata Cba, parziale, e relativa soltanto ad una caratterizzazione del territorio; la seconda, quella di Analysis, completa, attestante anche la (non) pericolosità di quei materiali: l'inizio di una bagarre che verrà risolta a giorni soltanto con la realizzazione di un nuovo campionamento, del quale si occuperà un terzo laboratorio, e che dirà chi dovrà farsi carico dei costi e della gestione dello smaltimento. Ma per Fermet, che se dovrà accollarsi questi oneri lo farà, non è questo il punto: secondo Ricciardi la procedura della bonifica non doveva essere mescolata con quella relativa invece all'esproprio della stessa area, per il quale il comune di Massa deva all'azienda oltre 500mila euro che sono stati bloccati: «Il nuovo campionamento che verrà effettuato non ha nulla a che vedere con la procedura di esproprio - ha detto l'imprenditore - e qualunque sarà il risultato delle analisi, peraltro realizzate da Cba con metodologie discutibili e su incarico affidato da una ditta edile che non aveva alcun diritto di farlo, per giunta ad un laboratorio col quale Fermet ha un contenzioso aperto per altre questioni, si risolverà il problema dei rifiuti. La procedura di esproprio è tutt'altra cosa: il comune ci doveva quella somma, e non ce l'ha mai versata: come fa una delle poche aziende del territorio ad andare avanti, se viene resa vittima di un sistema malato e incapace? Si fa presto a dire che il Casellotto è fermo "per colpa di Fermet": bisogna vedere intanto se Fermet dovrà farsi carico dello smaltimento, e anche capire perchè ci sia questo accanimento verso questa azienda».
Secondo Ricciardi infatti, l'amministrazione Pucci di bastoni tra le ruote ne ha messi un pò troppi, nel tempo, creando ostacoli, sotto le mentite spoglie di agevolazioni imprenditoriali, a chi avrebbe voluto investire sul territorio: «E' dal 1994 che Pucci mi ostacola: è vero che mi ha consentito vendere l'area della Bario per spostarmi altrove, dandomi la possibilità di far investire altri in quell'area, come è vero che avevo anche trovato chi era disposto a fare questo investimento (Ipersoap e Antola detersivi): peccato però, che a pochi mesi dall'approvazione della variante del piano regolatore che mi avrebbe consentito ciò, mi ha negato le autorizzazioni, ridotto l'edificabilità delle aree, impedito di lottizzare, altrove ha invece consentito con pessimi risultati, mi ha imposto scadenze troppo rapide per trasferirmi, costringendomi di fatto a fare i salti mortali per salvare il personale: cosa deve fare un imprenditore che vuole lavorare e far lavorare un territorio? E' così che sia attrae l'industria?».
E secondo Ricciardi è soltanto una questione politica: «A Carrara non è come qui - ha concluso - perchè oltreFoce si dà meno importanza alle bandiere».
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