Sicurezza
Libero dopo il terrore alla Fabbrica
Per il giovane obbligo di firma in attesa del processo. L’avvocato: era in cura, forse non si è reso conto di ciò che ha fatto
CARRARA. Il giudice ha convalidato l’arresto, e rimesso in libertà (con obbligo di firma ogni giorno all’autorità giudiziaria in attesa del processo dell’8 maggio per resistenza a pubblico ufficiale) il romeno di 32 anni, Ionel Gabriel Ciubotaru, che martedì scorso ha creato una situazione di grande paura nella zona della Fabbrica, barricandosi in casa, in via provinciale Carrara-Avenza dopo aver telefonato al 113 facendo credere che un individuo armato di pistola teneva sequestrata una donna in una abitazione. I carabinieri che sono intervenuti hanno poi scoperto che non era vero: nella casa, dove il giovane abita con la mamma e la sorella, in quel momento c’era solo lui, con un passamontagna e una mazza: niente armi, niente ostaggi. Gli uomini dell’Arma che hanno dovuto fare irruzione nella casa per risolvere la situazione, lo hanno bloccato mentre con la mazza di ferro cercava di opporre resistenza. Il giovane soffre di disturbi e pare che fosse in cura da tempo, ma che mai avesse avuto comportamenti come quelli di martedì scorso. I carabinieri, accertata la sua situazione dopo averlo portato in caserma, hanno parlato con i familiari e si sono anche interessati affinché possa essere seguito, di sua volontà, da strutture sanitarie.
Per il giovane romeno, incensurato, è stato nominato un avvocato d’ufficio, la dottoressa Cristina Guerci di Massa, che ieri al giudice De Mattia che ha convalidato l’arresto, ha chiesto i termini a difesa: «Sono stati prodotti certificati medici romeni, (poi tradotti in italiano) relativi al giovane, – ha spiegato l’avvocato – che pare che qui prendesse le medicine prescritte, ma non si sa se lo facesse anche in Romania». Il trentaduenne infatti era a Carrara dalla mamma e dalla sorella da una decina di giorni, mentre in altri periodi sta in Romania con la nonna. «Una bravissima famiglia» dice la gente che abita nella zona della Fabbrica.
«L’ho visto tranquillo, – ha detto del suo assistito l’avvocato Guerci – penso che non si renda del tutto conto di quello che ha fatto. Sulla base degli atti e della documentazione medica deciderò la linea difensiva. I familiari si stanno occupando affinché non accadano più episodi del genere».
Oggi, per il suo compleanno, ha potuto tornare a casa. La mamma è andata alla caserma della Compagnia: da quanto si è appreso avrebbe ringraziato i carabinieri per la disponibilità dimostrata alla famiglia. E ciò conferma la dignità di questa donna che viene descritta come una lavoratrice (fa la badante) seria e onesta. Che martedì quando è arrivata a casa, si è trovata di fronte uno scenario per lei inverosimile. Il figlio era stato portato in caserma, la porta della casa era stata abbattuta dai carabinieri che con mitra e giubbotti antiproiettile avevano presidiato per una buona mezz’ora fra le 18,30 e le 19, la zona fra il viale XX Settembre e la Provinciale di Nazzano, prima di fare irruzione. Un intervento per la sicurezza, scattato sulla base di quella telefonata al 113, secondo la quale in quella abitazione c’era un individuo armato e pericoloso.
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