Il dolore
Il governo va avanti sulle aste dei bagni
Tensione nella trasferta a Roma con contestazioni contro i sindacati di categoria e l’ennesimo rinvio sul problema
INVIATO A ROMA. «Siamo stufi di essere presi in giro. C'è chi, in questa sala, aspetta di prendere gratis la concessione del vicino». Il balneare usa il microfono come un'accetta, tutt'intorno la temperatura è elevatissima. «Ancora una volta – urlano di rimando quelli del Comitato No alle aste, come un controcanto – non si conclude un bel nulla e si rimanda la questione di un paio di mesi. Basta, d'ora in avanti faremo da soli».
I bagni più focosi, apuoversiliesi in testa, ce l'hanno con i presidenti dei sindacati nazionali Riccardo Borgo (Sib) e Vincenzo Lardinelli (Fiba), che stanno parlando tra loro a una quindicina di metri di distanza. La manifestazione al Palacongressi di Roma per dire no alla messa a gara delle spiagge si è appena conclusa. E la sensazione è che l'esasperazione degli stabilimenti – provati da una battaglia sempre più complicata – sia giunta al suo zenit. Travolgendo tutto e tutti, a partire dai politici e finendo con i colleghi accusati di essere troppo morbidi.
L'assemblea di 3 ore nel centro congressi del quartiere Eur segna un altro punto di non ritorno. Troppe volte, in questi mesi, gli stabilimenti si sono visti sfilare di mano le concessioni demaniali dalle dichiarazioni dei ministri del governo Monti. Nonostante le smentite e le professioni di fede, i balneari sanno benissimo cosa sta succedendo. E anche a loro sono arrivate le voci che i ministri Piero Gnudi e Enzo Moavero Milanesi stanno già scrivendo il decreto sull'assegnazione delle concessioni, in scadenza il 31 dicembre 2015.
Licenze che, a quanto pare, saranno affidate tramite gare a evidenza pubblica. Ecco perché il nervosismo, ieri mattina, ha raggiunto i livelli di guardia. Niente risse, ma tanti “chiarimenti” faccia a faccia con il tono di chi non accetta più rinvii. E quando Borgo, leader del Sib, ha spiegato che «bisogna muoversi, a metà giugno faremo il punto della situazione», la contestazione è esplosa. A poco sono servite le dichiarazioni di decine di amministratori di tutta Italia, saliti sul palco per esprimere solidarietà ai “custodi delle spiagge”.
Qualcuno, come il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha strappato anche applausi. Ma ha ripetuto le stesse cose di quasi un anno fa, quando a piazza Navona, di fronte alle bandiere dei bagni, disse che avrebbe chiesto un impegno all'Anci. Più utile è apparso il contributo di sindaci e assessori liguri, che con la concretezza tipica della loro terra hanno ammesso che fino ad ora si è parlato parecchio, senza concludere molto.
A parole tutti sono per la famosa “deroga”, cioè la salvaguardia delle concessioni dalle grinfie della direttiva Servizi o Bolkestein; ma se qualcuno l'avesse promossa 6 anni fa, quando la stessa Germania tolse i mercatini natalizi sul Reno dall'applicazione della Bolkestein, oggi non saremmo qui. E a proposito di presenze istituzionali, da notare la latitanza della Toscana, fatta eccezione per i sindaci di Viareggio Luca Lunardini – fresco di fiducia – e quello di Forte Umberto Buratti. Il fatto che la Regione forse più interessata all'argomento non ci fosse con un suo rappresentante è una spia notevole. Lo stesso Buratti, al cronista che glielo fa notare, commenta con un'espressione facciale di disappunto.
Ma qual è l'accusa che alcuni balneari fanno ai propri leader? «Non stanno guidando la protesta – dice Emiliano Favilla del Comitato – ci sentiamo dire dai politici che dobbiamo scendere in piazza, rischiando anche delle denunce per interruzione di pubblico servizio. E i sindacati annunciano manifestazioni, che poi si rivelano dei congressi in cui ci parliamo addosso e ci diciamo che siamo in pericolo. Ma a che serve?». Vincenzo Lardinelli, però, non è dello stesso avviso. «Dobbiamo ringraziare gli amministratori che hanno partecipato. E avere la maturità di portare avanti la battaglia rispettando le opinioni di tutti e restando insieme»
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