Il Tirreno

«Atto unilaterale del Comune»

«Atto unilaterale del Comune»

Il direttore di Assindustria: eravamo vicini all’accordo, le imprese lo volevano

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CARRARA. Il direttore dell’associazione industriali Andrea Balestri commenta il canone alzato all’8%: «La maggior parte delle imprese voleva l’accordo col Comune, le distanze erano minime, e da parte nostra non c’era alcuna animosità. Ora vedremo se alle imprese converrà ricorrere all’arbitrato. Ma il clima è sereno». Balestri tuttavia ha delle perplessità sul valore di mercato del marmo che il Comune sta calcolando: «Gli uffici comunali hanno competenze che riconosciamo, ma sui valori medi di mercato cosa sanno? Comunque, come associazione prendo atto un’altra volta che sono state prese decisioni importanti senza che ci fosse detta dal Comune l’intenzione di portare il canone all’8%. E’ stato un atto unilaterale sull’aliquota. Se l’obiettivo del Comune è di incassare 20 milioni l’anno, bisogna dire che negli ultimi anni le scaglie sono diminuite di un milione di tonnellate. Se girate per le cave non trovate blocchi di statuario perfetti, da tempo le cave di statuario hanno problemi di bonifiche e altro, per cui blocchi perfetti non ce ne sono. Le qualità cambiano moltissimo per prodotto e forma. Quindi non si può fermare un obiettivo su venti milioni di euro, non può funzionare così. Se l’ hanno prossimo cambiano le produzioni, il Comune incasserà i 20 milioni? Dovremmo concentrarci di più sui prezzi, ma, ribadisco, non c’è alcuna guerra». Però, aggiunge Balestri, «è irreale non avere sottoscritto l’accordo, le distanze erano minime».

Paolo Borghini, uno degli industriali del marmo più conosciuti commenta in modo molto critico l’epilogo sui canoni: «Di incontri ne abbiamo fatti tanti col Comune come Assindustria, e siamo arrivati a ipotizzare un gettito del marmo fino a 19,5 milioni. Ma non si è arrivati all’accordo definitivo. Ora ecco il canone all 8% per le aziende, che devono pagare anche il canone regionale: mi sembra tanto, la situazione al monte non è rosea, molte aziende hanno problemi. C’è stato anche l’aumento del 20-30% del gasolio, una cava media paga 20mila euro al mese di gasolio. Mi auguro che il mercato del lapideo non abbia grossi cedimenti».

Borghini è polemico anche sulla date di scadenza del vecchio accordo. «Doveva durare fino al 2015. E per questo c’è un’opposizione in corso». E sui beni estimati che ora sono rimasti fuori dai canoni concessori Borghini commenta: «Se il sindaco Zubbani pensa che la soluzione adottata ora, gli porti più entrate.... E non è mica detto che le aziende accetteranno tutto? C’è molta confusione, e mi sembra che da parte del Comune questo non sia il modo per risolvere le cose».(c.car.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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