Il Tirreno

L’allarme delle palestre «Rischi alti tra i dilettanti»

L’allarme delle palestre «Rischi alti tra i dilettanti»

Antonio Dell’Amico, titolare della Gymnasium: da quando hanno tolto i certificati bisogna sperare che chi viene ad allenarsi si faccia controllare dal suo medico

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MASSA. La morte di Piermario Morosini è ancora negli occhi di tutti. Una morte assurda, come si sente dire da ogni parte, ma probabilmente inevitabile perché, nonostante i controlli accurati a cui i calciatori professionisti vengono sottoposti in Italia, certe problematiche o patologie cardiache rimangono nascoste. Talvolta, si tratta solo di un destino infame. Quello che che pensa anche Pier Antonio Dell’Amico, specialista in scienze motorie ed ex body builder professionista. «Prima di tutto bisogna aspettare l’esito dell’autopsia - ha spiegato Dell’Amico, oggi preparatore atletico assai conosciuto - e comunque i molti accertamento che vengono eseguiti sugli atleti professionisti non possono escludere del tutto ogni patologia nascosta. Comunque una morte del genere fa molta impressione, però non farei eccessivi allarmismi perché, a ben vedere, negli ultimi trenta anni oltre a Morosini, in Italia mi viene in mente solo il caso di Renato Curi. Certo, ripeto, la morte di un ragazzo di venticinque anni sul campo di gioco fa sempre molta impressione e può creare sgomento con la conseguente attività mediatica».

Dell’Amico pone invece l’attenzione sullo sport dilettantistico. «È nell’ambito amatoriale e dilettantistico - ha aggiunto Dell’Amico - che questi casi sono più frequenti perché i controlli non sono così accurati. Il fatto è che quando muore un giovane dilettante che pratica attività amatoriale non fa notizia perché sconosciuto. Credo che nelle società dilettantistiche sarebbe utile insegnare la rianimazione agli allenatori perché una cosa del genere può succedere anche in allenamento mentre in partita difficilmente si trovano dottori o ambulanze a disposizione durante l’arco della gara perchè le società, a livello di budget, non possono permetterselo». Peraltro, da qualche anno a questa parte, è stata abolita l’obbligatorietà del certificato medico per chi si iscrive in palestra. «Una legge regionale da qualche anno ha abolito l’obbligatorietà del certificato medico - ha aggiunto ancora Dell’Amico - per le attività ludico motorie, ovvero, senza il fine della competizione. Personalmente all’interno della mia palestra consiglio di fare sempre un elettrocardiogramma sotto sforzo almeno una volta all’anno e comunque di farsi una visita di idoneità prima di iscriversi in palestra. Io stesso, anche se non faccio più attività agonistica, ogni anno mi sottopongo a delle visite di controllo accurate».

E ancora. «Ripeto - ha concluso Dell’Amico - il mondo dilettantistico dovrebbe avere maggiori controlli. Per quello che riguarda i professionisti, al di là di quello che è successo a Morosini, trovo sbagliato far giocare, come spesso accade, ragazzi che magari il giorno prima erano febbricitanti o che avevano problemi di altro genere. Questo nei campi professionistici accade spesso ma non lo trovo assolutamente giusto».

Alessandro Tabarrani

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