Il Tirreno

Annullato il sequestro dei beni a Dazzi

Annullato il sequestro dei beni a Dazzi

Affaire Iraq, il tribunale del riesame di Torino accoglie in pieno la richiesta dei difensori

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CARRARA. Il tribunale del riesame di Torino ha annullato l’ordinanza di sequestro dei beni dell’imprenditore carrarese Paolo Dazzi, che era stata emessa dal tribunale di Torino, su istanza di Unicredit, a seguito della sentenza di primo grado nel processo sull’affaire della moschea in Iraq. Quindi, è stato disposto che i beni e i crediti vantati da Paolo Dazzi siano subito rimessi nella sua disponibilità. In sostanza, il tribunale del riesame ha accolto in toto le tesi degli avvocati difensori di Dazzi, Claudio Morra del Foro di Torino ed Enrico Marzaduri del Foro di Lucca.

Nelle premesse dell’istanza, gli avvocati ribadiscono la totale estraneità di Dazzi sia alla Eurocrediti che alla Server Plus, e fanno notare che in diverso procedimento, il Tribunale di Massa ha condannato la banca Unicredit in solido con la Banca Nazionale del Lavoro al risarcimento del danno causato a Paolo Dazzi in qualità di successore nell’impresa individuale Dazzi Pietro fu Enrico, fallita e tornata in bonis a seguito della chiusura del fallimento. Gli istituti di credito sono stati condannati in solido e il danno è stato liquidato in capo a Unicredit “fino alla concorrenza massima di 18.378.274,30 dollari pari a 16.910.602 euro” oltre interessi e rivalutazione monetaria dalla data del 18 ottobre1999; e alla Banca Nazionale del Lavoro sino alla concorrenza massima di 45 milioni di dollari pari a 41.406.343 euro oltre interessi e rivalutazione monetaria dal 18.10.1999. Inoltre - si fa notare - i due istituti di credito sono stati condannati in solido alla rifusione delle spese di giudizio in complessivi 195.934,65 euro oltre al 12,5% su onorari e diritti per spese generali e oltre Iva e Cnpa. Nel giudizio civile l’Unicredit, impugnando la sentenza del Tribunale di Massa, ha richiesto alla Corte d’Appello di Genova - e ottenuto - una sospensione della immediata esecutività della sentenza di primo grado. «In questo momento, quindi - hanno argomentato gli avvocati - l’Unicredit è debitrice nei confronti del solo Paolo Dazzi delle somme di 16.910.602 euro e di 195.934,65 euro oltre al 12,5% su onorari e diritti per spese generali e oltre Iva e Cnpa. Mentre Dazzi in solido con altre tre persone è debitore nei confronti dell’Unicredit delle somme di 7.503.258,35 euro e di 35.000 euro oltre al 12,5% su onorari e diritti per spese generali e oltre Iva e Cnpa». Insomma, concludono, nessun dubbio circa la solvibilità di Dazzi da parte dell’Unicredit «dal momento in cui egli è creditore da solo nei confronti di tale istituto di credito di una somma più che doppia rispetto a quella per cui è debitore in solido con altre tre persone nei confronti del medesimo istituto di credito». Da qui la richiesta per il loro assistito Paolo Dazzi di annullare il sequestro conservativo, fino alla concorrenza dell’importo di sette milioni e ottocentomila euro «dei beni immobili degli imputati Paolo Dazzi, Laura Donatiello, Carlo Giovanni Lattanzi e Rinaldo Reboa», nonché delle somme dovute, in forza dell’atto di cessione di quota del credito” datato 27 ottobre 2003 da Eurocrediti alla Server Plus. Richiesta accolta.

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