Il dolore
Surgelati e niente bio Mense scolastiche nel mirino di Caruso
L’esponente Pdl cita la relazione della commissione genitori «Tordelli in scatola, prosciutto salatissimo e troppi sprechi»
MASSA. Cibi surgelati e non freschi (e tantomeno bio), menù poco adatti ai piccoli, salumi immangiabili e porzioni ristrette. Sono tante le pecche della mensa scolastica denunciate da Stefano Caruso, consigliere comunale del Pdl.
Il quale, dopo la battaglia contro l’aumento delle tariffe, tona all’attacco e dice: «L'aumento delle tariffe a carico dei genitori – va ricordato, in proposito, che le rette dei genitori coprono soltanto il 42% dei costi del servizio (ndr.) – avrebbe dovuto, quanto meno, garantire una qualità del cibo superiore). Invece, sostiene Caruso, succede il contrario. E sono gli stessi genitori, o meglio la Commissione mensa scolastica (formata da genitori di bambini che frequentano l’asilo) a dirlo, in una relazione che è stata inviata anche all'Asl.
Secondo questa relazione, afferma Caruso, «le verdure sarebbero surgelate e non fresche (contrariamente al tanto decantato prodotto biologico da somministrare). I primi piatti sono molto spesso graditi e difficili da mangiare per alcune categorie di bambini: non si comprende come possano essere dati da mangiare taglierini e fagioli a bimbi di 2 o 3 anni che, se non trovano il cibo spezzettato, rifiutano di consumarlo. Addirittura i tordelli di carne sarebbero prodotti in scatola. Il prosciutto risulta salatissimo e stagionato, di costo minore rispetto a quello fresco e dolce che risulterebbe maggiormente gradito ai bambini».
Ancora: «Le quantità somministrate sono inferiori a quelle previste. Viene portata in tavola troppa carne e poco pesce, pertanto anche la varietà nutrizionale ne viene a risentire».
Una stroncatura che fa chiedere al consigliere del Pdl: «E il biologico di cui l’amministrazione si vanta e con cui si giustifica in parte l’aumento delle tariffe dove è finito?»
Stefano Caruso rileva poi che sia la carne sia le uova che vengono servite sulle tavole dei piccoli «non appartengono certo alla filiera corta auspicata per somministrare cibi di elevata qualità» e che «risulta inspiegabile come sia possibile che dietro alla scelta ed alla rotazione di questi menù ci sia una nutrizionista o dietista che non è attenta alle diverse esigenze di un bimbo di 18 mesi rispetto a quello di 8 anni». Senza contare che in questo modo non solo «non si soddisfano le esigenze alimentari dei bambini ma si producono anche quantità enormi di rifiuti. Uno spreco».
Allora, è la sua conclusione, «l'aumento delle tariffe della mensa serviva a questa amministrazione solo per fare cassa sulle spalle degli ignari bambini?»
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