Il Tirreno

Molestie in Comune, prima sentenza

di Massimo Braglia
Molestie in Comune, prima sentenza

Tredici anni dopo parla Cinzia Viola: «Mi aspetto un verdetto che possa restituire dignità e speranza a tante donne»

4 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Tredici anni dopo la molestia sessuale subita da parte di un collega di lavoro, undici anni dopo l'esplosiva puntata di Porta a Porta in cui - di fronte a dodici milioni e mezzo di spettatori, nella puntata passata alla storia per la lite clamorosa fra la ministra Belillo e l'on. Mussolini - raccontò la sua odissea di dipendente comunale molestata e fatta oggetto di mobbing, finalmente sta per essere pronunciata la sentenza di primo grado sul caso Cinzia Viola.

L'appuntamento è in tribunale a Massa di fronte al giudice dottoressa Agostini il 6 giugno; finora, l'unico pronunciamento era stato un decreto penale di condanna con il quale - sulla base della denuncia della stessa Cinzia Viola - la procura aveva inizialmente chiuso il caso, un decreto emesso sulla base degli atti e senza aver ascoltato la versione della dipendente di palazzo civico.

Una lunga battaglia giudiziaria. Di fatto, la lunga battaglia giudiziaria, fatta di udienze, testimoni, perizie e controperizie, ha preso il via nel 2001; Cinzia Viola, sempre assistita dall'avvocato Claudio Lalli, non si è mai arresa. «In tutti questi anni - spiega - mai una gratificazione, un avanzamento di carriera: lavoro in comune dal settembre 1982, ero giovanissima, propositiva e piena di entusiasmo, mi sono occupata anche di compiti delicati, come il marmo, la questione dei detriti, ma per me mai un riconoscimento, un miglioramento economico o una piccola promozione. Nel novembre del 99, quando fui molestata - ricorda - ritengo sia stato palese il tentativo di minimizzare i fatti, di chiuderla lì, se non addirittura di arrivare a negarli. Io ho invece chiesto la soddisfazione che mi era stata negata “dal Palazzo” di fronte al Tribunale del lavoro, continuando nonostante tutto, a credere che la dignità di ognuno e soprattutto delle donne non debba mai essere calpestata ed ancora oggi continuo a confidare nella giustizia. Questo dal palazzo, probabilmente non mi è stato mai completamente perdonato, ed un pregiudizio latente ha pesato su tutto il mio percorso lavorativo. E' stata dura - aggiunge - c'è voluta forza, carattere, determinazione, ma sono ancora fermamente convinta della strada intrapresa, non mi fermerò certamente adesso».

Il tribunale è chiamato a decidere su due distinte richieste di risarcimento, una riferita alla molestia sessuale, l'altra per il mobbing a cui sarebbe stata sottoposta, con cambio di ufficio, isolamento, depotenziamento delle mansioni, vessazioni e quant'altro.

Le controparti sono il Comune e l'ex dipendente che la molestò.

«Chiedo giustizia». «Mi attendo un atto di giustizia - aggiunge la dottoressa Cinzia Viola - in questi anni sono stata penalizzata, è vero, da 12 anni mi occupo di espropriazioni, continuo a dedicarmi al lavoro con passione e professionalità, cercando di migliorare le mie competenze, per garantire un servizio migliore alla collettività, sono stati, e sono proprio i riconoscimenti che vengono dall'utenza che mi hanno permesso, di continuare a credere in me, nelle mie capacità, di resistere nei momenti difficili, che non sono stati pochi. Non ho adito la giustizia pensando all'indennizzo eventuale che ne sarebbe potuto derivare, ma per sancire diritti, e principi alti e irrinunciabili, non c'è alcun valore monetario che potrà mai ricompensare ciò che ho vissuto, ciò che mi è stato "preso" ciò che mi è costato, anche in termini di sofferenza interiore e di vita privata. Auspico oggi, con molta serenità, e senza alcun rancore, che la sentenza, riconosca le mie ragioni, e con essa si possa restituire dignità e speranza a tante altre donne, le sproni a trovare la forza di reagire, a non arrendersi, a non subire in silenzio vessazioni, molestie, umiliazioni, e violazione dei propri diritti, sia sui luoghi di lavoro che da qualunque altra parte provengano. Noi crediamo nella giustizia e pur con tempi ancora lunghi, riteniamo che tutte le donne debbano avere la forza di denunciare, di opporsi a ogni tipo di sopruso».

Un caso che fece scalpore. Sono passati tanti, troppi anni, ma il caso Viola è ancora bene impresso nella memoria dei carraresi e non solo. Sia per la visibilità mediatica di Porta a Porta, sia anche per le polemiche politiche infuocate che nacquero all'epoca, con l'opposizione - in particolar modo il consigliere Simone Caffaz, in prima fila, chiese e ottenne una commissione consiliare d'inchiesta - che si scatenò contro la giunta e l'Amministrazione Segnanini.

Davanti a Bruno Vespa, e a milioni di telespettatori,ai primi di febbraio di undici anni fa, la dipendente comunale ribadì di essersi sentita offesa e umiliata come lavoratrice e come donna, perché nessuno, spiegò, né dal Comune, né la Procura, l'aveva mai chiamata per approfondire le sue accuse di molestie sessuali, e le conseguenze da esse derivate.

In quelle settimane infuocate, e nei giorni precedenti la trasmissione, il Comune era uscito pubblicamente con una nota a firma del giovane direttore generale Alessandro Lombrano, in cui si spiegava che palazzo civico non aveva voluto insabbiare il caso o chiuderlo velocemente, ma che erano stati seguiti i regolamenti. In sostanza- spiegò - quando fu contestato l’addebito all’interessato, che parlò in presenza dell’avvocato, fu fermata l’istruttoria «perchè l'illecito si configurava come ipotesi di reato penale. Per questo l'Ufficio ha trasmesso tutti gli atti alla Procura, sospendendo,contestualmente, a termini di regolamento, il procedimento disciplinare in corso». Parte di questo intervento fu letto anche in televisione da Bruno Vespa, come forma di contraddittorio rispetto alle pesanti accuse di Cinzia Viola.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, maxi sequestro di prodotti falsi: 118mila articoli contraffatti per un valore di 650mila euro

di Redazione Pisa