Il Tirreno

Porto: tutti i candidati contro il monopolio

di Alessandra Vivoli
 Porto: tutti i candidati contro il monopolio

E sull’approdo turistico Laquidara propone un referendum popolare Franzoni: nessun ampliamento, i camion di Nieddu non portano ricchezza

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CARRARA. Tutti contestano «il monopolio» che ha frenato lo sviluppo del porto. C’è chi, come il sindaco uscente Angelo Zubbani (candidato per la coalizione di centro sinistra), spera di coronare un altro sogno lungo trent’anni, «come quello della strada dei marmi», e realizzare l’ampliamento del porto commerciale, con una stazione per le navi da crociera, e, allo stesso tempo, il porto turistico a levante. Chi, invece, come Lanmarco Laquidara annuncia l’idea di un referendum per far decidere alla gente se la posizione del porticciolo a levante sia davvero quella giusta. E poi ci sono le posizioni più radicali: dal candidato della Lega, Antonio Biggi, che sogna di convertire il porto commerciale in turistico e di smantellare i Nuovi Cantieri Navali, impiegando i lavoratori nel diporto. O come quella di Paolo Vannucci, candidato del Pcl, per il quale «Non è importante dove, ma il porto turistico deve essere di tutti, non privato ma comunale». Claudia Bienaimè, candidata Idv, Fabbrica della Sinistra, Verdi e Carrara Bene comune, si sbilancia sul futuro del piano regolatore del porto: «Anche il progetto attuale sarà bocciato, proprio come è già successo in passato. Perché è un cattivo progetto e soprattutto perché ogni ampliamento in una costa come la nostra crea erosione». Per Cesare Micheloni, di Identità Toscana, il porto turistico non deve andare oltre i confini dello scalo commerciale, mentre per Giuseppe Costa di Caccia Ambiente, in nome di un’economia del mare volano del rilancio del territorio, l’approdo turistico deve nascere fuori dalla diga foranea, in parallelo al moto ondoso. La posizione di Elvino Vatteroni (Io voto per Carrara, sostenuto anche dalla lista 7 luglio) è netta: «Il porto commerciale non porta nulla, il futuro è nel turismo». Mentre per Matteo Martinelli del Movimento Cinque stelle: «Nessuna colata di cemento sul litorale, se deve nascere il porticciolo sarà dentro all’attuale scalo. Più articolata la dichiarazione di intenti di Nicola Franzoni, candidato sindaco di Futuro e libertà: «Noi siamo per inserire il porto turistico all’interno di quello commerciale. Il futuro non è nei camion di Nieddu ma in un nuovo disegno di Marina che passa anche attraverso lo smantellamento dell’Internazionale Marmi Macchine».

Tante posizioni, quasi tutte diverse ma unite nella condanna del monopolio. Così i candidati sindaco hanno risposto a uno dei punti centrali della piattaforma di Legambiente, sul futuro del porto. Il tutto all’interno di un confronto a dieci voci che, rispetto alle passate amministrative, non ha infiammato troppo la platea. Anche perché i temi al centro del dibattito, sono forse gli stessi, dagli ultimi cinque anni a questa parte. Un altro dei punti cardine su cui Legambiente ha interpellato i candidati è stato il futuro di villa Ceci e, soprattutto l’impegno chiesto dagli ambientalisti a mantenere la sua vocazione a parco. Tutti d’accordo, il verde non si tocca. Lo dice con forza Cluadia Bienaimè. Per Vannucci (Pcl) nuove risposte abitative vanno cercate «nei palazzi sfitti e pericolanti della città», mentre per Costa (Caccia Ambiente): «Per rilanciare l’economia non si deve nemmeno pensare di costruire in uno dei pochi spazi verdi rimasti sul territorio». Zubbani ha ribadito che il piano strutturale da poco approvato: «prevede 300mila metri quadrati di parco pubblico, con l’obbligo di trasferire altrove gli indici, bassissimi di edificabilità». Laquidara (Pdl) ha sottolineato che l’unica strada percorribile: «Per creare un parco che sia davvero pubblico, è quella della perequazione. Meglio se fuori dal perimetro di villa Ceci ma, al limite potrebbe essere prevista una bassa edificabilità solo al confine dell’area con viale XX Settembre». Per Martinelli del Movimento Cinque stelle: «Il nostro programma aderisce al progetto “stop al consumo di territorio”, Villa Ceci deve rimanere area verde, da difendere anche attraverso un percorso partecipato con i cittadini». Per Cesare Micheloni all’interno del parco dovrà sorgere un teatro all’aperto, mentre per Elvino Vatteroni la risposta per la salvaguardia del verde di villa Ceci passa da una edificazione che prevede solo materiali riciclabili: «Ferro, vetro e legno». Antonio Biggi punta sulla conservazione dell’area con la possibilità di una maggiore fruibilità da parte dei cittadini, anche attraverso percorsi al suo interno. A sparigliare le carte, uscendo dal coro di scudi levati a difesa di villa Ceci è ancora una volta Franzoni: «Ma come si fa a parlare di un polmone verde da tutelare quando a poche centinaia di metri c’è l’insediamento industriale del Pignone che mette a rischio la nostra salute? Quella è una minaccia che cancella per sempre la nostra vocazione turistica, e si continua a parlare del verde pubblico?»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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