Sicurezza
Sul camion da 27 anni, ora non ho futuro
Paolo Crudeli: ormai si vive alla giornata, non possiamo più permetterci neppure un fermo contro gli industriali del marmo
CARRARA. «Fra spese mensili ed entrate, si va alla pari, non ci rimane quasi nulla per mangiare». Paolo Crudeli no è solo il presidente provinciale della Fita Cna, categoria dell’autotrasporto di merci e persone, ma è anche uno dei tanti camionisti della nostra provincia che rischia di dover cessare l’attività. Aveva due camion, uno per sè e uno per un dipendente: «Il secondo ho dovuto fermarlo e licenziare l’autista lo scorso febbraio», dice amaramente.
Il grido di allarme della Fita Cna è drastico: negli ultimi dieci anni nel territorio apuano, da Massa alla Lunigiana, hanno chiuso i battenti 17 imprese di autotrasporto ogni anno. Oggi ce ne sono 418 di cui il 60 per cento sono del settore marmo (blocchi e scaglie). Se va avanti così, la previsione nera è che a fine anno la metà delle attuali sarà sparita.
La “botta” finale viene addebitata al caro gasolio. Ma localmente il settore punta il dito anche contro le banche che non concedono più crediti.
«In un momento brutto come questo – dice Crudeli – con la crisi che c’è, le banche dovrebbero darci una mano, invece chiudono i rubinetti. All’aumento del gasolio non possiamo neppure contrapporre l’aumento delle tarifffe dell’autotrasporto perché i nostri clienti si lamentano anche loro della crisi».
E un camionista non deve solo far fronte alle spese per il carburante. «C’è l’assicurazione da pagare, ci sono le gomme da cambiare, le manutenzioni. E’ tutto più caro, tutto ci costa di più per poter lavorare, e in un momento in cui invece avremmo maggiormente bisogno di una mano». Paolo Crudeli ha 56 anni, e fa l’autotrasportatore da 27. Trasporta scaglie di marmo dalle cave per una ditta del carbonato di calcio. Ha famiglia, «un figlio studente, una figlia avvocato da gennaio, ma ancora non è ben avviata nel lavoro e continuo ad aiutarla economicamente».
«Con il calo del lavoro, ho dovuto fermare uno dei due miei camion. Non ci sono più margini di guadagno. Quel poco che un tempo riuscivamo ad ottenere, oggi ce le mangiano tutto gli aumenti che stiamo subendo. Rincari che ci hanno buttato a terra. Ormai lavoriamo alla giornata, sperando di non bucare una gomma o di non avere altri contrattempi. Altrimenti non si arriva in fondo al mese».
La gente vede transitare i bisonti del marmo dalla mattina alla sera, e altri camion che trasportano merci varie: sembrano lo specchio di un settore che nonostante tutto va, eppure chi sta alla guida, mentre percorre chilometri e chilometri, ogni giorno, si domanda se il prossimo mese la propria azienda (individuale o con dipendenti) ci sarà ancora.
«Paghiamo sul carburante, le accise per cose successe 50 anni fa, come il disastro della diga del Vajont, e dell’Irpinia – dice Crudeli – Un contributo lo si dà sempre volentieri, ma ora non ce la facciamo più. Sa quanto si spende in un mese per mantenere un camion? Circa 10mila euro e solo il carburante incide per 5mila euro a camion. Contro entrate quasi uguali o del tutto alla pari. Per mangiare c’è da fare i salti mortali. Come non bastasse, c’è il calo del lavoro, anche sui blocchi». Ma, obiettiamo, se il trasporto marmo si ferma, si fermano le cave: questo potrebbe essere un elemento di contrattazione con gli industriali. Crudeli scuote la testa: «Non possiamo alzare i prezzi del nostro servizio: è arrivata gente da fuori che trasporta, e sono in difficoltà pure loro, c’è più offerta che domanda. Ma finché il mercato permette di sopravvivere, si può contrattare. Ora non abbiamo più le forze per sostenere una fermata contro gli industriali del marmo. Credo che così in basso l’autotrasporto non sia mai arrivato. Come vedo il futuro? Io al momento lo vedo buio. Senza prospettive per il domani. Il giorno mangio un panino, quando capita».
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