Italia
Rigoni chiede lumi al governo
Ma il deputato è insoddisfatto della risposta del sottosegretario Vari
TRESANA. Non si diradano le nebbie sulle responsabilità dell’incidente del 18 gennaio scorso al metanodotto di Mulino di Riccò. Il governo, nella persona del sottosegretario allo sviluppo economico, Massimo Vari, ha dato risposta all’interrogazione portata dal parlamentare Andrea Rigoni, lasciando però insoddisfatto sia l’interrogante che le stesse istituzioni tresanesi che hanno seguito con grande interesse lo scambio.
Rigoni, rilevato «il rimpallo delle responsabilità dell’accaduto tra l’impresa appaltatrice e la società proprietaria del metanodotto», ovvero tra la ditta Oreste Manna di Eboli e la Snam Rete Gas, voleva appurare se fosse vero che «durante i lavori la ditta appaltatrice aveva evidenziato la necessità di sostituire il “giunto” e, se sì, se sia noto per quale ragione non si è provveduto alla sostituzione».
Sulle cause possibili dell’incidente, il governo rimanda tutto alle osservazioni del perito nominato dal Tribunale di Massa, il cui lavoro nell’area va avanti ormai da due mesi e mezzo, senza tuttavia - fa sapere il sottosegretario - aver ancora proceduto all’analisi del tratto di conduttura su cui si è verificato l’incidente. Inoltre si viene a sapere che sulla giuntura tra il metanodotto principale La Spezia-Cortemaggiore e la derivazione non erano in corso lavori sostanziali, ma solo una riverniciatura. Troppo poco per l’onorevole Rigoni, che nella propria replica si è detto insoddisfatto sulla mancanza di chiarezza riguardo alle responsabilità dell’incidente, tanto più che questo ha riguardato una delle linee più vecchie del Paese, costruita verso la fine degli anni Sessanta.(a.b.)
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