Attenzione
600 posti dalle rinnovabili Ma il settore è in affanno
Normative che cambiano e crisi frenano l’installazione dei pannelli fotovoltaici anche se i costi sono precipitati. E qualche azienda ricorre alla cassa integrazione
MASSA. Vuoti normativi, mancanza di una cultura ecosostenibile,problemi di risorse economiche. I motivi che frenano gli investimenti di aziende e privati in forme di energia alternativa sono tanti, ma la conseguenza una sola: il settore dell’impiantistica delle energie rinnovabili nel territorio comincia a sentire il vento della crisi e, molti, temono di dover chiudere i battenti. Lo dicono alcuni degli imprenditori apuani che producono e installano impianti fotovoltaici.
I prezzi degli impianti sono nettamente scesi nel corso degli anni – passando da un minimo di 20mila euro nei primi anni del 2000 a un minimo di 8mila di oggi – nonostante questo, le produzioni non aumentano. Vanno, infatti, a rilento le installazioni da parte delle aziende locali, sia all’interno che all’esterno dei confini massesi. A bloccare il comparto contribuisce, prima di tutto, la crisi economica che paralizza gli investimenti, a cui si aggiunge – per quanto riguarda le aziende – la difficoltà di ottenere finanziamenti dalle banche.
Ma c’è anche la questione delle normative: poco chiara riguardo alle forme di finanziamento, sostengono gli imprenditori «Sono sette anni che esiste Conto energia (l’incentivo statale per l’installazione di impianti fotovoltaici) – spiega Maurizio Narra della Cienne Snc. una delle più vivaci aziende del territorio nel campo della produzione e installazione di impianti fotovoltaici – ma la normativa è cambiata cinque volte. Non c’è chiarezza, non ci sono certezze e così è difficile che l’azienda decida di investire. L’installazione di un impianto dura sei mesi e, se in quei sei mesi la normativa cambia, l’azienda rischia di perdere il finanziamento. Sembra, che non ci sia la volontà, da parte del governo, di investire in questo settore. Addirittura hanno tolto la possibilità di fare impianti fotovoltaici a terra, perché eliminerebbero terreno agricolo. Non capiscono che, oltre ad avere effetti sull’ambiente visto che le energie rinnovabili sono a impatto climatico zero, creano posti di lavoro».
Un problema per l’intera economia locale, perché, secondo stime della Cna, il settore impiega, indotto compreso, 5-600 e le persone: dai tecnici ai commercialisti, dai fornitori agli impiantisti. «Abbiamo già dovuto mettere qualcuno in cassa integrazione ma, se cadiamo noi, cadono anche altri», avverte Narra.
Le fonti energetiche rinnovabili (eolico, solare, geotermica, marina, idroelettrica) hanno vissuto un grande sviluppo intorno al 2008, assumendo un ruolo sempre maggiore nella produzione energetica e portando così l’Italia a diventare il secondo paese europeo – dopo la Germania – per, appunto, l’installazione di impianti che utilizzano energie rinnovabili.
Il territorio apuano, tuttavia, è ancora indietro nella tabellina di marcia. Anche per ragioni culturali, secondo gli imprenditori del settore.
«Ultimamente sta incominciando a diffondersi una cultura ecosostenibile tanto che ora noi, per l’80%, stiamo installando a privati – dice Marco Bondielli della Sirio, altra azienda apuana specializzata in fotovoltaici – ma ancora c’è poca informazione. Questo spiega come mai ci siano più impianti in Trentino che ha un 30% di disponibilità solare in meno rispetto a questa zona. Poca informazione e molto scetticismo».
Melania Carnevali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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