Sicurezza
La resurrezione di Borgo del Ponte
Don Lorenzo racconta come è stata celebrata la Pasqua nella sua «chiesa ferita»
MASSA. Quest'anno la Pasqua a Borgo del Ponte aveva un titolo : “Una chiesa "ferita". In realtà ne nascondeva un altro: timore. «Timore di non esser in chiesa per celebrare la Pasqua - scrive don Lorenzo -, poi di non aver tempo e forze per pulire, preparare tutto per bene, e infine di non riuscire a comunicare a tutti che invece c'eravamo riusciti e che, sia al Ponte che a Santa Lucia era tutto pronto per accogliere fedeli e pellegrini».
E il parroco aggiunge: «Il giovedì santo dopo la messa in Coena Domini gli altari della reposizione erano stati preparati e i visitatori sono stati numerosi. La loro attenzione sembrava attratta da due particolari, il ponteggio che troneggiava sull'altare della reposizione di San Martino, come un gigantesco baldacchino non creato dal Bernini ma dai muratori per la messa in sicurezza; la chiesa di Santa Lucia aperta, ancora coi pezzi di stucchi in terra tra i quali spiccava una striscia di tessuto rosso che dall'altare arrivava quasi alla porta della chiesa».
Il prelato continua il suo racconto: «Il venerdì santo dopo la celebrazione dello scoprimento della Croce, come ogni anno sembrava che il formicaio fosse in fibrillazione: c'è da preparare la processione del Gesù morto. Lungo il tragitto fortissime emozioni: un clima di silenzio e preghiera quasi surreale, gruppi di persone lungo il percorso (qualcuno in ginocchio) che sembravano esser lì solo ad aspettare il passaggio del Gesù morto e della sua Madre addolorata, luci, addobbi e lumini proprio là dove meno ce l'aspettavamo; e l'incontro con il vescovo davanti alla cattedrale. Il giorno di Pasqua hanno coronato veramente questa tempo che potremmo a tutti gli effetti chiamare "di quaresima" iniziato col terremoto del 27 gennaio».
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