Il Tirreno

Festa per l’eroe Usa che scacciò i nazisti

di Marco Landini
Festa per l’eroe Usa che scacciò i nazisti

Nell’aprile 1945 il sottotenente Daniel K. Inouye guidò l’assalto delle truppe americane per liberare San Terenzo Monti

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FIVIZZANO. C’è grande attesa per l’emozionante vista di domani mattina dell’ex sottotenente dell’esercito americano, Daniel K. Inouye che, dopo 67 anni, tornerà a San Terenzo dove aveva combattuto per difendere la popolazione dai tedeschi. L’ex militare americano farà tappa nella località martire di uno dei più efferati eccidi perpetrati dalle truppe naziste, assieme a una comitiva composta da connazionali fra i quali molti reduci.

L’ex sottotenente Inouye, originario delle Isole Hawaii, ufficiale del 100º battaglione “Squadra da combattimento” dei leggendari “Nisei” (reparti dell’esercito Usa costituiti da soldati figli di immigrati giapponesi e hawayani) dal 21 al 23 aprile del 1945 sostenne con il proprio reparto sanguinosi combattimenti per la conquista del Colle Musatello di fronte l’abitato di San Terenzo Monti, considerato dal comando germanico l’ultimo baluardo difensivo per permettere alla 148ª divisione tedesca del generale Otto Fretter di mettersi in salvo lungo la statale della Cisa in territorio parmense e non restare così prigioniera degli americani.

Roberto Oligeri del comitato famigliari delle vittime della strage, racconta quel momento storico: «La 148ª divisione era forte di 15mila uomini con migliaia di automezzi e cavalli al seguito, per la cui salvezza i granatieri tedeschi del 361º reggimento avevano avuto l’ordine di resistere su quella collina fino all’ultimo uomo. Gli annali storici riportano che fu proprio l’ex sottotenente Inouye, fuciliere di prima linea, dotato di coraggio temerario, a condurre alla testa dei propri uomini l’assalto decisivo che permise lo sfondamento della linea difensiva tedesca perduta e ripresa per più giorni dai belligeranti in furiosi combattimenti all’arma bianca, come nella prima guerra mondiale».

E il racconto di Roberto Oligeri, che nella strage del 19 agosto 1944 perse cinque fratelli, così prosegue: «Nel pomeriggio del 23 aprile 1945 i Nisei del giovane tenente hawaiiano che era stato ferito gravemente a un braccio, attraversarono il torrente Pesciola penetrando nel borgo di San Terenzo. Dovettero liberarlo casa per casa dai tedeschi e dai soldati della Repubblica Sociale che vi si erano asserragliati decisi a combattere fino all’ultima pallottola. Ancora morti e sangue per le strade del paese che solo 7 mesi prima aveva conosciuto la furia distruttrice delle SS naziste con 180 vittime fra i civili e i cui abitanti superstiti abitanti erano tutti nascosti fra le mura della fortezza Malaspina per proteggersi dalle granate lanciate dai combattenti. Poi, finalmente, l’agognata liberazione, con la popolazione che portava in trionfo le truppe americane».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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