Attenzione
Pietro Pacini, il talent scout di Evani, Mussi e Battistini
Docente di chimica con la passione dei campi da calcio, una vita dedicata e vissuta con i giovani Tanti gli aneddoti del Professore sul mondo del pallone e poi quel titolo italiano con la Berretti
MASSA. E' da considerare il maggior scopritore di talenti calcistici apuani, uno che ha letteralmente intuito sul nascere le qualità e le capacità potenziali dei giovani: scoperti, seguiti e lanciati già prima che entrassero nelle "categorie", lasciando poi alle società professionistiche il compito di completare l'opera. Cosi ha visto dare i primi calci al pallone ai vari Evani, Battistini, Mussi, Lorieri & C. e consegnarli nemmeno tredicenni a Milan, Inter e Torino. Tanto per far capire il personaggio.
Insegnante. Ma Pietro Pacini - è di lui che parliamo - non è stato solo un talent scout di calciatori ma anche un educatore vero e proprio. La sua vita, il suo lavoro infatti si è (e si sta ancora ) sviluppato sempre nell'insegnare ai giovani. Così nel lavoro, dopo la laurea in chimica, ha sempre fatto l'insegnante all'Iti e alla ragioneria ( il Toniolo) ed il tempo libero ancora dedicato ai giovani ,al calcio.
Ma andiamo con ordine e vediamo come ha passato i suoi giorni fino ad ora Pietro Pacini. Nasce nel 1943, anni e tempi che più difficili non si può. In quel periodo la cosa più importante, come per tutti, è superare l'evento bellico subendo meno danni possibili, poi anche lui si innamora del pallone.
Mamma. «Ero la disperazione della mamma - confessa subito Pietro - perché davo calci a qualsiasi cosa somigliasse ad un pallone ed avevo sempre le scarpe bucate. La prima vera squadra è stata la storica Robur Cattedrale ( 1955/56 che ormai ricordano solo gli anziani) e le prime partite al campetto del Mirteto prima e della Madonna dei Quercioli dopo, che esistono ancora. Che nostalgia per quei palloni ovali, con la stringa di cuoio per chiudere la "camera d'aria col beccuccio" che quando colpivi di testa lasciava dolore e il segno! Poi fui subito chiamato da Renato Buzzoni ai ragazzi della Massese».
Era ben dotato fisicamente ed aveva buona tecnica, ma non c'erano molte categorie in quegli anni, il primo campionato era le "Riserve" intorno ai 18 anni dove potevano appunto giocare chi n on era titolare. Non esisteva panchina o cambi, le squadre giocavano in undici e se c'era no infortuni continuavano in dieci, nove ecc. Per questo fu creato ed era importante il campionato riserve.
Ma si arrivava a questo già grandicelli, e Pietro dopo qualche provino in giro ( andò anche a Torino per la Juve segnalato da un altro storico personaggio, Orlando Ricci) da persona intelligente continuò con l'università troncando nettamente col calcio restando completamente fuori per tutta la durata degli studi perché a chimica nel pomeriggio c'erano lezioni di laboratorio. Sparito, sei anni senza calcio.
Prime esperienze. « Poi in attesa di partire militare - riprende il suo racconto Pacini - iniziai ad allenare i giovani, con la Litoranea. Dopo la Leva continuai a seguire questa passione e fui chiamato a dirigere il nascente N.a.g ( Nucleo addestramento giovani) della Massese, con gli storici personaggi Augusto Ricci segretario e Buzzoni e Cattaneo dirigenti". Pacini non tiene tanto a pubblicizzare i suoi meriti, ma possiamo dire che in quel periodo, in quegli anni uscirono dalle sue squadre elementi come Maccabruni, Guidugli, Rebughini, Del Francia, Vitaloni, Gozzani, Mussi, Evani, Battistini, Fabrizio e Alberto Lorieri, Nardini, Puppi, Grillotti, Poggi ( anche lui serie A col Torino e Venezia), Bertocchi, Cecchini e tanti altri, tanto per non scrivere le intere legioni che in questi anni sono nelle giovanili sparse in tutta Italia. Dopo la Massese le quotazioni di Pacini sono lievitate enormemente e sono arrivate altre "fasi", come le chiama lui.
«Una delle più importanti è stata quella alla Carrarese - confida il tecnico - dove fui chiamato a dirigere l'intero settore giovanile e dove ho raggiunto il massimo traguardo giovanile: la conquista della Coppa Italia con la Berretti. Quella era una buopna squadra ma gli atleti poi non raccolsero in proporzione come carriera, in quel gruppo ricordo Mauro Nardini e Paolo Moschetti».
La Fiorentina. Sale ancora la quotazione di Pietro, lo chiama la Fiorentina come responsabile del centro di costa che aveva a Viareggio per mezzo di Egisto Pandolfini, «una persona a cui devo molto e che dopo Viareggio mi portò con lui a Firenze quando venne chiamato dal dg Claudio Nassi».
A Viareggio Pacini costruisce un ottimo vivaio tanto da portare la squadra a vincere il campionato regionale ed arrivare alla finale nazionale. Dopo otto anni la nostalgia e la stanchezza lo convincono ad avvicinarsi a casa ed allora decide di creare la scuola calcio alla Tirrenia.
La Tirrenia. Con questa società compie ancora un ottimo, lavoro che lo porta a valorizzare tanti altri ragazzi, come Redomi, Campinoti, Vignali fino ad arrivare all'attuale Belloni ( Inter) ed ai tanti giovanissimi che devono ancora maturare mandati alla Fiorentina ed a altre società. Adesso lavora per la Tirrenia di Ronchi ma è anche il referente maggiore della Fiorentina per tutta la nostra costa. Naturalmente una vita calcistica cosi lunga ha vissuto altrettanti episodi, aneddoti.
Aneddoti. «Cosi all'improvviso non mi vengono in mente tanti - riprende Pacini - uno che ricordo bene, e che a pensarci non ho sfruttato - dice scherzando - è che alla premiazione della vittoria del campionato italiano Berretti (premiavano tutte le categorie) per la serie A c'era Fabio Capello ad inizio carriera per il Milan. Siamo stati insieme tutto il giorno, anche a pranzo ed avrei potuto farmi portare con lui, ma chi sapeva che avrebbe fatto una simile carriera (ed ancora risata!).
Un altro aneddoto divertente che ricordo è che quando ero allenatore in seconda alla Massese si ammalò il tecnico Osvaldo Motto, ed in quel periodo approfittai per far giocare in prima squadra molti elementi della giovanile, come Vitaloni, Rebughini, Gozzani. In un'amichevole notturna col Parma (era in B) feci giocare tutti i ragazzi col solo Antonio Bongiorni titolare, passammo anche in vantaggio ed Antonio mi chiese la sostituzione, cosi - disse se poi perdiamo diciamo che non c'era nemmeno un titolare».
«Nel 1961 giocavo nei ragazzi della Massese - continua nei ricordi Pacini - e fui selezionato dalla Juventus per un provino a Torino, erano i tempi di Charles e Sivori (il mio idolo), partimmo in treno di pomeriggio arrivando a Torino alle 22.30. Torino era in festa per il centenario dell'unità d'Italia : :c'era l' Expo 61 e gli alberghi erano tutti pieni. Non avevamo il posto prenotato e siamo stati tutta la notte svegli seduti sopra una panchina nella piazza davanti alla stazione. Logico che il giorno dopo la prova sul campo non fu esaltante anche se segnai l'unico gol della mia squadra al mitico campo Combi dietro il vecchio stadio comunale».
E ancora. «Ricordo l'emozione che ho provato nella gara di ritorno della finale per il titolo italiano Berretti, giocata a Francavilla a Mare, quando giochi una partita di quel livello ti assale la paura di non vincere e vedere così vanificati tutti gli sforzi e i sacrifici di un lungo anno di lavoro. Non è facile arrivare in fondo ....pensa due squadre sole rimaste in tutta Italia e se perdi non conti niente perchè nell'albo d'oro rimane solo la prima e per fortuna questa è stata la Carrarese di mister Pacini»
La chiacchierata col Dottore Pietro Pacini ( laurea in Chimica) termina qui perché non ha molto tempo a disposizione, è richiamato in campo dai suoi pulcini e vederlo impartire disposizioni e suggerimenti a persone che l'ascoltano con tanta attenzione ci fa capire l'importanza del suo personaggio.
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