Sicurezza
La mamma riciclava i soldi del figlio
Traffico internazionale di coca, dall’avviso di chiusura indagini nuovi particolari sulla dinasty dei Cargiolli
AULLA. A otto mesi di distanza dal clamoroso blitz al porto di Spezia, dove fu sequestrata quasi una tonnellata di coca proveniente dal Sud-America, la procura della direzione distrettuale antimafia di Genova ha formalizzato l’avviso di conclusione indagini, nel quale emergono ulteriori particolari sul personaggio lunigianese di spicco implicato nel traffico, cioé Giordano Cargiolli, 39 anni, della famiglia dei mobilieri. Gravi anche le accuse nei confronti della madre, Georgeta Doxan, ritenuta colpevole di aver gestito la “cassaforte del figlio”.
Un traffico internazionale di dimensioni imponenti, quello che fu organizzato dai protagonisti in più fasi fra il 2010 e il 2011, fino al blitz dell’estate dell’anno scorso che lo stroncò.
I protagonisti sono Alessandro Bernucci, 37 anni, di Vimercate (detenuto a Massa); Giordano Cargiolli, 39 anni (risulta residente a Madrid), detenuto a Genova; la madre di Cargiolli, Georgeta Doxan, 60 anni, residente a Luni Mare (entrambi assistiti dagli avvocati Marco Valerio Corini della Spezia e Maurizio Mascia di Genova); Alfredo Gradisca, 35 anni di Avellino (detenuto a Genova); Juan Pablo Ramirez Carvajal, 27 anni di Medellin (Colombia), residente a Madrid e detenuto a Massa; Juan Carlos Romero Perez, 59 anni, spagnolo, detenuto a Massa; indagati anche Marco Varisco, 29 anni di Monza e Giuseppe Simbolo, 53enne di Villasanta.
A Cargiolli e Gradisca la procura contesta innanzitutto un traffico di alcune decine di chili di coca nascosti in cerchioni d’auto, provenienti da Panama e poi passati nella disponibilità di Cargiolli. Sbarcarono a Genova Voltri nel luglio 2010. Sempre a Cargiolli e Gradisca, ma anche a Bernucci, si contesta il traffico di alcuni chili di coca, nascosti all’interno di pannelli in legno, importati dalla Bolivia, via Cile, e sbarcati in Italia, sempre attraverso una ditta nella disponibilità di Cargiolli. Anche questa droga sbarcò a Genova Voltri, siamo nel gennaio 2011. La fantasia al gruppo non mancava: dopo i cerchioni d’auto e i pannelli di legno, eccoci a un carico di centinaia di chili di coca, importati con la copertura di un carico di pietra corallina, di questa operazione sono accusati Cargiolli, Gradisca, Bernucci e Romero Perez: i container furono sbarcati a Genova Voltri nel maggio dell’anno scorso, e portati a Pallerone. La droga era stata occultata grazie ad una falsa paratia sul fondo di uno dei container, con utilizzo di lamine di piombo. A svuotare il contenuto secondo gli investigatori furono Cargiolli, Bernucci, Romero Perez e altri non identificati.
Si arriva poi al mega trasporto di 750 chili di coca, provenienti da Santo Domingo e sbarcata alla Spezia, di nuovo quale carico di pietra corallina. Erano già predisposti i furgoni con il doppio fondo, ma il blitz rovinò i piani di Cargiolli, Gradisca, Bernucci, Romero Perez e Ramirez Carvajal. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, quella messa in piedi era una vera e propria associazione in cui ciascuno aveva il suo compito: Cargiolli e Gradisca avevano le ditte di copertura per curare l’import, sempre Cargiolli teneva i contatti con i fornitori in Sudamerica, dove andava, a volte in compagnia di Marco Varisco, rirenuto un suo prestanome al pari di Giuseppe Simbolo (questi ultimi avevano il compito di intestarsi auto con doppiofondo, ad esempio).
Insomma, ognuno aveva il suo compito, dall’arrivo allo smercio, mentre mamma Georgeta Doxan avrebbe avuto le funzioni di “cassaforte” per il figlio, gestendo direttamente e su sue disposizioni, in contanti, parte delle risorse finanziarie dell’organizzazione. La mente dell’organizzazione secondo gli inquirenti era comunque Cargiolli. Nell’avviso di conclusioni indagini vi sono anche altri particolari, ad esempio che nel luglio dell’anno scorso Varisco comprò una moto d’acqua con 19.500 euro, frutto dello spaccio, consegnatigli da Cargiolli.
Vi è poi per la mamma Georgeta Doxan l’accusa specifica di riciclaggio perché secondo la procura, avrebbe agito per ostacolare l’identificazione della provenienza illecita dei soldi frutto del traffico di droga gestito dal figlio; si intestava conti bancari, e in più nascose circa mezzo milione di euro, in una cassetta di sicurezza in una banca di Marina di Carrara; soldi posti sotto sequestro.
Adesso gli indagati hanno venti giorni per produrre memorie difensive o per farsi interrogare. In seguito il pm titolare dell’inchiesta, Federico Panichi, deciderà se chiedere il rinvio a giudizio o il proscioglimento. (m.b.)
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