Il Tirreno

Giallo sulla pistola che ha ucciso il tunisino

Giallo sulla pistola che ha ucciso il tunisino

Resi noti i risultati dell’autopsia sul 21enne morto nel conflitto a fuoco con la polizia: stava scappando

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SARZANA. Il tunisino Talbi Karim, ucciso il 21 gennaio scorso durante un conflitto a fuoco con la polizia, dopo aver forzato un posto di blocco, è stato colpito da dietro. Mentre stava scappando, forse correndo carponi.

E non è possibile identificare un particolare calibro dell’arma da cui è partito il colpo letale.

Sono queste le clamorose rivelazioni che arrivano dall’autopsia depositata in Procura dal consulente tecnico dottoressa Susanna Gamba.

Arrivano le risposte, nero su bianco, ad alcuni punti fondamentali, al centro dell’indagine che, al momento ha portato all’accusa di omicidio volontario nei confronti dei due poliziotti, Francesco Bergamaschi (difeso dagli avvocati Alessandro Liberatori e Marco Amatucci) e Alessandro Mainardi (assistito dai legali Marco Valerio Corini e Giovanni Silvestre), in servizio in quel blocco stradale sull’A12, nei pressi del casello di Sarzana da cui è partito il folle inseguimento all’auto dei corrieri della droga finito nel sangue. E con l’arresto (per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale) dei due amici che viaggiavano con il tunisino: Fazaa Bouguerra e Marco Barbato.

Dall’autopsia, condotta dalla dottoressa Gamba alla presenza dei consulenti dei legali della difesa e di quelli delle parti civili (un vero e proprio team di professionisti: il medico legale Maurizio Ratti, per la difesa di Roberto Bergamaschi, il dottor Roberto Maruzzo, per la difesa dell’altro agente, Alessandro Mainardi, e, infine il medico legale Stamile di Siena per la famiglia del tunisino ucciso) emergono particolari fondamentali per le indagini ancora in corso.

A cominciare dalla dinamica dell’inseguimento finito nel sangue.

Talbi Karim quando è stato raggiunto dal colpo di pistola mortale, era in movimento: stava correndo e addirittura non era in posizione eretta ma abbassato sulle ginocchia flesse. Il foro, impresso dal colpo trapassante ha un diametro di circa un centimetro, e l’esame delle ferite non consente di identificarlo. E quindi non sarebbe direttamente riconducibile con le pistole d’ordinanza, quelle Beretta calibro 9, in dotazione ai poliziotti.

Insomma come previsto gli esiti dell’autopsia gettano una luce nuova sull’indagine condotta dal pm Caporuscio.

Non è escluso a questo punto, che possano essere richieste nuove perizie balistiche per fare luce su quella ferita mortale che ha strappato la vita al 21enne.(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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