Lutto
Commercialista ai domiciliari, deve scontare 10 mesi
SARZANA. Deve scontare dieci mesi di pena residua e per questo è stato arrestato dai carabinieri di Castelnuovo Magra. Poi il giudice ha disposto che il commercialista 60enne Alessandro Coppola li...
SARZANA. Deve scontare dieci mesi di pena residua e per questo è stato arrestato dai carabinieri di Castelnuovo Magra. Poi il giudice ha disposto che il commercialista 60enne Alessandro Coppola li sconterà ai domiciliari, permettendogli inoltre di poter uscire per recarsi al lavoro.
Nell’aprile del 2010 il Tribunale di Massa (giudici Aracri, Mauceri ed Ermellini) condannò a tre anni Alessandro Coppola, amministratore delegato della Cjmeco. Il pubblico ministero Federico Manotti aveva chiesto una condanna di 4 anni.
Come riportano le cronache dell’epoca, secondo l’accusa, il commercialista aveva fatto sparire diverse migliaia di euro (ma la vicenda risale a quando ancora c’erano le lire) per sottrarli ai creditori. La società nel frattempo era fallita; secondo la difesa invece il professionista si è trovato coinvolto in una storia più grossa di lui quando con alcuni soci aveva rilevato l’azienda da un imprenditore lombardo che era arrivato a Pontremoli promettendo alle amministrazioni di creare una struttura che avrebbe raccolto i rifiuti, li avrebbe smaltiti trasformandoli in combustibile e infine avrebbe assunto decine di persone risolvendo un problema occupazionale al territorio.
Le assunzioni in effetti ci furono (anche se a un certo punto gli operai non videro più un soldo), ma per quanto riguarda i rifiuti funzionò soltanto la prima parte del progetto e cioè la raccolta. Dello smaltimento neppure l’ombra, tanto che anche la raccolta si arrestò per mancanza di capannoni dove accatastare i rifiuti. Il sito scelto dall’imprenditore era in località la Colombera di Pallerone, tra Aulla e Pallerone.
Da qui, per Coppola, iniziarono altri guai. Tra cui anche un’altra condanna in primo grado a Pontremoli. Quattro mesi per deposito incontrollato di rifiuti in violazione del decreto Ronchi e mancato rispetto di obblighi e prescrizioni della Provincia in merito alla gestione dell’impianto. C’era anche un terzo capo d’imputazione, cioè lo scarico incontrollato di acque, ma in quel caso il fatto non sussisteva e quindi era stata disposta l’assoluzione dell’imputato.
Adesso, questo provvedimento del tribunale, che raggruppa i residui di pena e dispone i domiciliari, ma con la possibilità di poter svolgere la propria attività professionale.
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