Il Tirreno

No ai licenziamenti facili: 1.500 in corteo

No ai licenziamenti facili: 1.500 in corteo

In piazza slogan in difesa dell’articolo 18, i segretari dal prefetto, i manifestanti li snobbano e proseguono la marcia

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MASSA. «L’articolo 18 non si tocca, lo difenderemo con la lotta». I sindacati Cgil, Cisl e Uil chiamano i lavoratori a scendere in piazza contro la riforma del lavoro del governo Monti e i lavoratori rispondono. In tanti: mille-millecinquecento (700 secondo la questura, addirittura 5mila per la segreteria regionale Cgil) quelli che hanno dato vita al corteo che, ieri mattina, ha attraversato le strade del centro creando – anche – un bel po’ di caos nel traffico cittadino.

Una manifestazione partecipata, che ha fatto sorridere di soddisfazione i dirigenti sindacali («il governo deve capire che se ci mettiamo di traverso la riforma non passa), sintetizza uno di loro), che ha segnato, però, anche un piccolo screzio tra le segreterie confederali e i sindacati di categoria.

Al centro della giornata di mobilitazione le vertenze territoriali, ossia i punti di crisi di una zona che più di altre sente gli effetti della crisi, dall’agonia dei Nuovi Cantieri Apuania, alla ferita ancora aperta della chiusura della Eaton, alle decine di aziende piccole e medie in sofferenza, ultimi i casi del gruppo Fipa-Maiora (100 dipendenti in cassa integrazione fra Massa e Viareggio) e di Syntech (annuncio di 20 esuberi su 45 dipendenti). Ma la protesta è stata anche contro la precarietà, la riforma delle pensioni e i licenziamenti facili.

Le segreterie confederali di Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato un presidio nella piazza Arancia. I segretari provinciali sono stati ricevuti dal prefetto. Al rappresentante del governo è stata espressa la forte preoccupazione per le ricadute della riforma del lavoro in una situazione già molto disastrata. Si è detto tra l'altro, ha sottolineato Patrizia Bernieri, segretaria di Cgil, che «togliere la mobilità e la cassa integrazione straordinaria per cessazione a fallimento dell'azienda vorrebbe dire eliminare uno strumento indispensabile per risolvere le crisi». Il prefetto si è impegnato a scrivere in tempi strettissimi una lettera al governo per informarlo delle preoccupazioni e del disagio dei lavoratori.

Rsu e organizzazioni di categoria, invece, metalmeccanici in testa, hanno fatto di più. Hanno indetto scioperi nelle fabbriche locali: otto ore nel settore dell'edilizia e del marmo, tre per il commercio e gli altri settori e assemblee del settore pubblico. E hanno organizzato il corteo. Che è partito da viale Roma per raggiungere piazza Aranci. Quando il serpentone di bandiere è arrivato in piazza, però, i segretari confederali non c’erano: erano già saliti dal prefetto per l’incontro sulla situazione occupazionale in provincia. Una “mancanza di riguardo” verso la manifestazione, ha detto qualcuno, aggiungendo: facciamo vedere di più. E, allora, il corteo ha “scartato” decidendo di proseguire il corteo fino alla Martana, poi in via Bastione e di nuovo in piazza Aranci.

Claudio Figaia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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