Il Tirreno

«Inevitabile mettere le spiagge all’asta»

«Inevitabile mettere le spiagge all’asta»

Il governo: l’Ue impone di riassegnare le concessioni. A chi le perde un indennizzo e il riconoscimento del valore d’impresa

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA CARRARA. Il governo dalla faccia dura non cede. Neanche sulla questione dell’affidamento delle spiagge. La linea ferma ha il volto dei ministri Enzo Moavero Milanesi e Piero Gnudi, che ieri hanno incontrato i rappresentanti di varie forze politiche sia a Roma che a Bruxelles. I due rappresentanti dell’esecutivo Monti, pur riconoscendo la necessità di tutelare le imprese balneari esistenti, hanno spiegato che o si modifica la direttiva Bolkestein - ipotesi improbabile - o si prevedono le cosiddette aste, cioè la messa a gara pubblica delle concessioni demaniali alla loro scadenza (31 dicembre 2015).

«Lo vuole l’Europa». «La strada giusta - spiega la senatrice Pd Manuela Granaiola - come già ci fu detto a Bruxelles e dallo stesso Commissario Barnier, sarebbe quella di trovare una soluzione all’interno della direttiva e di arrivare ad una corretta applicazione della stessa, che tenesse conto della specificità delle nostre aziende e dell’impatto che potrebbe avere sul nostro sistema economico. Se si dovesse andare ad una procedura di evidenza pubblica (e su questo pare che la Commissione non intenda recedere) si dovrebbe lavorare sui criteri e le modalità di affidamento che devono essere decisi dagli stati membri (e per quanto riguarda l’Italia in accordo con le Regioni). Si dovrebbe lavorare sul comma 3 dell’articolo 12 e trovare criteri selettivi che di fatto darebbero maggiori garanzie per l'interesse pubblico».Indennizzo e valore d’impresa. «I parlamentari - continua la senatrice Granaiola - sono stati in linea di massima tutti concordi nell’affermare che al concessionario uscente dovrebbe essere riconosciuto oltre che un equo indennizzo, in relazione agli investimenti effettuati, anche il valore commerciale dell'azienda. Concordi tutti anche sulla lunga durata delle concessioni, in modo da avere garanzie per gli investimenti effettuati e da effettuare». Si è parlato, inoltre, della possibilità di limitare al massimo il numero di concessioni che potrebbero essere affidate con la stessa gara.

Alcuni europarlamentari hanno poi tirato fuori la questione della sdemanializzazione, cioè la possibile cessione al privato della parte dove ci sono le strutture (cabine e locali vari). E l’idea è tutt’oggi accarezzata da parte dei balneari. Fermo restando che le gare ci sarebbero comunque per la parte dove ci sono ombrelloni e sdraio.

Cassata, invece, l’idea di trasformare le concessioni in autorizzazioni.

Il giallo del decreto. Il governo si è impegnato ad elaborare il decreto che dovrebbe regolamentare le concessioni demaniali marittime in tempi ragionevoli. Forse entro l’anno (il parlamento l’anno scorso ha dato 15 mesi di tempo al governo). Ma gli spifferi, si sa, sono tanti. E così qualcuno sospetta che quel decreto - che ieri avrebbe dovuto essere presentato, quantomeno in una bozza - è tutt’altro che da compilare. Piuttosto, è già nelle mani (e nella penna) dei tecnici del ministero. Non resta che attendere i prossimi incontri con i sindacati, Regioni e Comuni.Matteo Tuccini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa