Finanza
Lavori per quartiere Matteotti, via a maggio
Il sindaco Simoncini : saranno appartamenti all’avanguardia e non ci vorrà molto tempo per costruirli
AULLA. Non cala il livello di attenzione su quartiere Matteotti, le cui case popolari sono destinate alla demolizione dopo l’alluvione di ottobre. E mentre si apprende che nessuno dei componenti delle 48 famiglie sfollate si troverebbe più negli alberghi del comprensorio, abbiamo provato a fare il punto della situazione con il sindaco Roberto Simoncini: «Novità non ce ne sono, a parte il fatto che nessuno si trova più negli alberghi e che tutti gli sfollati sono o in affitto o hanno trovato ospitalità presso i parenti. Tutte le suppellettili, però, sono ancora all’interno delle case popolari, quindi prima di demolirle è evidente che daremo la possibilità agli inquilini di portale via».
Demolizione che non inizierà prima che i nuovi alloggi siano terminati nell’area della ex stazione ferroviaria: «Saranno case all’avanguardia, in classe A, e non ci vorrà molto per costruirle. Come le scuole, anche la realizzazione di queste - aggiunge il primo cittadino - inizierà nel mese di maggio, massimo giugno».
A ormai sei mesi dall’alluvione, però, di mattoni posati non se ne è vista neanche l’ombra e la vita ad Aulla ha ripreso il suo regolare tran tran, una routine soltanto più grigia e disillusa rispetto a prima del 25 ottobre 2011. Aulla, infatti, non è più la stessa ed è normale che sia così, visto che, al di là delle ferite materiali, solo chi era presente in quel pomeriggio maledetto, può comprendere l’entità del dramma.
E siccome si parla di quartiere Matteotti, non si può non menzionare la rabbia che vi avevamo trovato a metà dello scorso novembre. Rabbia per la mancanza dell’argine, di cui si parla ormai da anni, ma di cui si parla e basta. Rabbia per il non dragaggio del letto dei fiumi, che avrebbe potuto se non evitare, magari mitigare la catastrofe del 25 ottobre scorso.
Ma se la rabbia per quanto accaduto accomunava tutti, la gente si mostrava più guardinga sull’ipotesi di demolizione delle case: infatti, c’è chi avrebbe fatto subito le valigie dopo i lunghi minuti di terrore vissuti, ma c’era anche chi frenava sul lasciare repentinamente le case in cui ha alloggiato magari per tutta la vita, i più anziani ad esempio, che non baratterebbero volentieri i propri ricordi con le incognite di una nuova sistemazione.
«Una cosa che non si era mai vista. E pensare che la piena ha riguardato soltanto il Magra» dicevano quasi all’unisono alcuni abitanti alluvionati. Ma la rabbia si è ormai trasformata in disincanto.
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