Il Tirreno

«Rubavo a mio figlio, per i gratta e vinci»

di Alessandra Vivoli
«Rubavo a mio figlio, per i gratta e vinci»

Un altro caso di giocatore compulsivo che accusa la cura anti Parkinson: era un’ossessione, così mi sono rovinato

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CARRARA. «Non ne avevo mai comprato uno prima. Mai. Nel gennaio del 2002, avevo appena iniziato la cura contro il Parkinson, al bar dove prendevo il caffè, ho acquistato anche un gratta e vinci. Da lì non ho più smesso, per sei anni. Io, che fino ad allora avevo giocato sì e no cinque volte a briscola, vivevo per “grattare”. Ho pure chiesto 5mila euro in prestito cinquemila euro a una Finanziaria, ho finito di pagare due mesi fa. Ora, solo a pensare a come ero in quel periodo mi sento morire».

Non solo Paolo Chisci, il pensionato 72enne che a causa delle cure ani Parkinson ha dilapidato tutti i risparmi di una vita (300mila euro), ingaggiando una battaglia alla Davide contro Golia contro i colossi della farmaceutica produttrici dei medicinali che, sostiene l’ex commerciante, lo hanno trascinato nel baratro.

C’è anche un’altra vita rovinata dal gioco compulsivo legato agli effetti collaterali (quelli riportati, ma solo dal 2008, nel bugiardino) dei farmaci anti Parkinson. A parlare, e rivelare quella che per lui era diventata una vera e propria ossessione da gratta e vinci è l’ex benzinaio di Santo Stefano Magra Ferruccio Pasquali. Anche lui si è rivolto all’avvocato di Massa Riccardo Lenzetti Gran parte dei quali passati al lavoro, alla pompa di Magra ovest. Una brava persona, con i calli ancora nelle mani. La vergogna, ancora oggi quando parla di quegli anni, gli si legge nel volto.

«Mi sentivo euforico solo quando grattavo, non ero più io - racconta - A volte rimanevo senza benzina e lasciavo la macchina abbandonata, pur di comprare altri grattini, magari con gli ultimi venti euro che avevo in tasca. Mi viene male a pensarci, ma prendevo parte dello stipendio di mia moglie, commessa in un negozio, e arrivavo pure a rubare i soldi nel salvadanaio di mio figlio». E nel pronunciare queste ultime parole Ferruccio si passa una mano sulla fronte imperlata di sudore.

«Per tutto il periodo in cui ho assunto il Mirapexin, il gioco era il mio chiodo fisso - continua - Io, che ho lavorato una vita, non mi vergognavo a chiedere 100 euro anche a uno sconosciuto, pur di comprare quei biglietti. Ho prosciugato il mio conto corrente, tanto che nel 2008 mi moglie me lo ha chiuso. Ma io non ce la facevo a smettere, pur di continuare a grattare ho chiesto un prestito ad una finanziaria.A volte rientravo a casa, mia moglie mi chiedeva dove ero stato, io mi giravo e tornavo fuori. A fare l’unica cosa di cui mi importasse: grattare. E il fatto è che non mi interessavano i soldi: una volta ho vinto mille euro, li ho rigiocati in mezzo pomeriggio».

«Vivevo in un incubo - continua il signor Pasquali - Quando mi hanno sospeso il farmaco, dopo che si cominciava a parlare degli effetti collaterali legati al gioco compulsivo, io non ho più toccato un gratta e vinci. Adesso, se solo ci penso, mi sento male». «Questa storia mi ha lasciato tanti, troppi brutti ricordi - conclude - Per questo credo che sia giusto, per tutte le persone come me, come Paolo Chisci e tante altre, fare in modo che chi ha delle responsabilità se le assuma. E paghi. Noi lo abbiamo già fatto, e con gli interessi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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