Sicurezza
«Ora basta, diteci la verità sul cantiere»
Lavoratori Nca in strada, momenti di tensione: appello alle istituzioni locali, a Regione e governo. Lo spettro della chiusura
CARRARA. Rabbia, necessità di lavorare per portare a casa lo stipendio, e voglia di protestare. I lavoratori dei Nuovi Cantieri Apuania stritolati nella morsa dei rinvii istituzionali, ieri non hanno fatto entrare le ditte che hanno appalti in cantiere e sono scesi in strada, a camminare tristemente sulle strisce pedonali su e giù per non incorrere in denunce per blocco stradale. Dopo alcuni scioperi, ieri hanno utilizzato la pausa dalle 12 alle 14 per fare la loro dimostrazione, per distribuire volantini agli automobilisti rallentati dal sit-in a singhozzo. Solo un momento di tensione con uno di loro. Le forze dell’ordine presenti alla pacifica rivolta di tanti padri di famiglia; e a poche centinaia di metri la gente fra le bancarelle del mercato, ignara della vertenza che investe centinaia di tute blu apuane e non solo.
Ma ormai i lavoratori Nca hanno deciso di portare la protesta fuori dal cantiere, renderla visibile in più modi. Sono esasperati.
Esasperati per un incontro chiesto da mesi al ministero dello sviluppo economico e non ancora ottenuto; per i balletti sul vertice di oggi a Palazzo Ducale: prima organizzato dalla Provincia per questa data, poi messo in forse dall’assenza della Regione (il governatore non può essere presente), poi riconfermato, ma con la certezza che solo l’11 aprile prossimo sarà possibile un tavolo con l’assessore regionale Simoncini.
Intanto gli operai continuano a costruire la nave Rfi: l’ultima commessa di lavoro, perché altre all’orizzonte non ce ne sono. Ci vuole l’intervento della politica, continua a dire l’amministratore delegato Luigi Mor. Giovedì prossimo, vertice istituzionale con le Ferrovie, per l’eventuale seconda nave Rfi. Ma al di là delle boccate di ossigeno, il cantiere avrebbe bisogno di certezze a lungo termine: sull’occupazione e sui carichi di lavoro. Nella pur difficile situazione della cantieristica italiana, questo stabilimento della navalmeccanica non vuole morire.
«Ma l’impressione – dicono sindacalisti Fiom e della Rsu – è che le istituzioni locali e regionali non abbiano ben presente la drammaticità della situazione dei lavoratori. E’ scandaloso che da due mesi e mezzo non si abbiano risposte sul tavolo che stiamo chiedendo a Roma. E dobbiamo penare perfino per avere qui un tavolo con la Regione. Facciamo un appello alla città, affinché si renda conto che si trova di fronte all’ennesimo dramma occupazionale. La liquidazione di Nca è dietro l’angolo».
Un altro motivo di rancore, fra i lavoratori, è il sospetto di possibili manovre sulla loro testa, relative a partner privati che potrebbero entrare nell’assetto societario di Nca. Il sindaco ha parlato della manifestazione di interesse avanzata a Invitalia (ora proprietaria di Nca) da un gruppo assicurativo straniero, europeo. E dei dubbi che ci sono. «Perché il sindacato non viene investito? – chiedono i lavoratori – Ci dicano se il progetto privato è valido. Vogliamo chiarezza. Cosa sta avvenendo sotto traccia? Siamo pronti a ragionare a 360 gradi, a patto che venga salvaguardata l’occupazione. Dov’è finito l’accordo di programma?».
Le tute blu continuano ad attraversare il viale Colombo sulle strisce pedonali. Davanti alla mensa e ai reparti di lavoro. Con un megafono cercano di far arrivare la loro voce dove c’è il mercato. Oggi saranno sotto le finestre della Provincia. Ancora una volta a sperare.
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