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Il Comune di Massa esce da Area Spa

Il Comune di Massa esce da Area Spa

Via alla dismissione delle quote (4% ) della società retro-portuale. No del Pdl: è una società strategica

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MASSA. Anche il Comune di Massa si prepara a cedere le sue azioni di Area Spa, la società mista nata (nel 1991) per la risistemazione dell’area retro portuale di Marina di Carrara e tuttore attiva.

Un’uscita obbligata: una legge, la 244 del 2007 impone che “le amministrazioni non possono costituire nè mantenere partecipazioni anche di minoranza in società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie al perseguimento delle proprie finalità istituzionali” (la stessa norma che imporrebbe la dismissione di Evam). L’amministrazione, inoltre non ha interessi strategici rilevanti in Area Spa e già il mese scorso il consiglio comunale aveva deliberato di procedere alla dismissione di alcune società partecipate dal Comune. Ecco, dunque, che, in sintonia con gli altri partner pubblici: Comune di Carrara (che detiene il 36% delle azioni) e Provincia (10,7% del capitale azionario) il Comune di Massa si appresta a cedere il suo minoritario 4,1% delle azioni (il restante 49% è della Porto di Carrara Spa). Decisione che dovrà, comunque, essere ratificata dal consiglio comunale.

Contro la dismissione si schiera pero il Pdl, con il responsabile delle attività produttive Giuseppe Lieti. Il quale scrive: «Occorre creare una più ampia convergenza per impedire la vendita della società. Per diverse ragioni. Area Spa nasce per consentire il pieno ripristino dei livelli occupazionali della zona apuana,dopo la crisi industriale, un mandato che è ben lungi dall’essere stato realizzato vista la situazione di crisi della nostra provincia. Nel suo statuto, inoltre, non si trova traccia circa la vendita a fini puramente economici per sanare i bilanci dei soci pubblici».

Secondo Lieti, poi «non si capisce perchè ogni qualvolta si parli di alienare quote di partecipate si debba iniziare da Area Spa che ha un ruolo strategico. L’unica motivazione è quella di fare cassa. Mi auguro dunque che il consiglio comunale approfondisca anche le modalità di affitto dell’area alla Nuovo Pignone e al termine ponga il suo veto alla vendita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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