Il Tirreno

Oltre 1.400 imprese verso la morte

di Cinzia Carpita
Oltre 1.400 imprese verso la morte

Sono questi i numeri delle procedure fallimentari, di liquidazione o scioglimento avviate nel 2011: 120 casi in più del 2010

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CARRARA. Oltre mille aziende della provincia sono state interessate nel 2011 da procedure di fallimento, di liquidazione o di scioglimento. Insomma, imprese in crisi, che molto probabilmente concluderanno l’iter l’anno prossimo con la cessazione dell’attività. E sono 120 in più del 2010. E’ questo, secondo i dati forniti dall’Istituto studi e ricerche della Camera di commercio, il segnale vero delle difficoltà economiche che attanagliano il territorio apuano. Anche perché il saldo fra nuove iscrizioni al registro camerale e cessazioni, è a favore delle prime: ma ciò non significa che la situazione sia rosea, tutt’altro. «Molti ci provano ad aprire un’attività – spiega Daniele Mocchi ricercatore Isr – ma non sempre le imprese durano nel tempo».

I dati ufficiali sui fallimenti saranno disponibili ad aprile, ma un quadro più completo della situazione di crisi, è fornito proprio da un insieme di dati relativi alle procedure concorsuali e agli sciglimenti.

Procedure concorsuali. Riguardano tutte quelle imprese che hanno in atto una procedura fallimentare non revocata o uno dei seguenti procedimenti: amministrazione giudiziaria, bancarotta semplice, bancarotta fraudolenta, concordato preventivo, concordato fallimentare, fallimenti e liquidazione coatta amministrativa. Secondo i dati Isr desunti dal Registro imprese, nel 2010 sono state sottoposte a procedure concorsuali 532 aziende. Nel 2011 sono state 521.

Il calo può essere dovuto a iter di cessazione conclusi, a flussi nuovi non superiori a quelli chiusi. Non è possibile fare comparazioni con anni precedenti in quanto, spiega il ricercatore Isr, sono mutate le metodologie di catalogazione.

Aziende in scioglimento o in liquidazione. Queste proceduredi tipo fallimentare e non revocate, danno un saldo positivo in numeri ma negativo nei fatti: da 831 del 2010 si sale a 962 nel 2011. Cioè 130 aziende in liquidazione in più. Dentro tale “voce” ci sono la liquidazione giudiziaria, la liquidazione volontaria, lo scioglimento per atto dell’autorità e altri casi tecnici.

In totale, fra la prima e la seconda “voce”, nel 2010, sono state 1.363 le imprese che hanno avviato percorsi verso la chiusura. Nel 2011 sono salite a 1.483 con una saldo positivo (si fa per dire) di 120 in più, un 7% circa del tessuto imprenditoriale che conta in provincia circa ventimila imprese. Le 120 in iter, probabilmente l’anno prossimo saranno cessate.

I macrosettori. Nel 2011, le procedure concorsuali o di scioglimento che hanno interessato le aziende, hanno riguardato maggiormente il settore delle costuruzioni con un saldo positivo di 27: cioè 223 aziende nel 2011 contro 196 nel 2010.

Nell’industra manifatturiera 20 aziende (312 nel 2011, nel 2010 erano 292).

Nel commercio 17 ( 365 contro le 348 del 2010). Alle Cave un saldo di 3 imprese (35 nel 2011, e 32 nel 2010).

Questi dati non tengono conto delle imprese effettivamente cessate. La crisi genera anche il fenomeno della proliferazione di iscrizioni alla Camera di commercio: sono più numerose la nascite che le morti. «Storicamente – conferma Mocchi – il saldo è positivo: cioè più iscrizioni che cessazioni. La provincia in momenti di crisi ha sempre mostrato questo fenomeno, al di là della tipologia delle aziende. Difficile poi fare un ragionamento sulla qualità».

I semimorti. Le imprese durante i procedimenti avviati, concorsuali o di scioglimento, sono formalmente inattive. Si può dire quasi morte. Ma a volte capita che dopo lo scioglimento l’azienda venga riaperta. Anche se i casi sembrano in diminuzione.Tuttavia, anche se ci sono molte iscrizioni alla Camera di commercio, trasformazioni, rinascite, la crisi morde e le oltre mille procedure del 2011, sono lo specchio delle difficoltà in itinere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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