Finanza
«Per la nautica tariffe ridotte del 20%»
La Porto spa replica a Sodini (Cna) sui prezzi fuori mercato: noi siamo già andati incontro al settore
CARRARA. La Porto spa sceglie al strada delle chiarezza. E così, dopo aver replicato, punto per punto al j’accuse dell’armatore sardo Battista Nieddu, che aveva parlato di monopolio e tariffe non concorrenziali nello scalo di Marina, adesso risponde anche al presidente di Cna, Dino Sodini. Sempre sulla questione dei prezzi applicati nelle banchine del porto che Sodini ah definito: «Non concorrenziali, anzi, con quei prezzi, le nostre aziende rischiano di andare fuori mercato».
«La Porto di Carrara Spa - si legge nella nota stampa - per il sollevamento delle imbarcazioni da diporto, nonostante la particolarità del servizio, ha applicato le stesse tariffe delle merci in colli a parità di peso. Di recente, considerata la situazione di crisi generale nella quale si è trovata anche l’industria della nautica da diporto, siamo intervenuti riducendo le tariffe del 20% e raddoppiando i termini di pagamento».
«Pensavamo- si chiude la nota - di aver dato un contributo, nonostante le difficoltà che il nostro settore sta subendo. Evidentemente, siamo alle solite, i polli di Renzo Tramaglino continuano a fare scuola; mentre la soluzione dei veri problemi va alle calende greche, nella massima indifferenza».
Sodini: così non si può lavorare
«Purtroppo anche se lo sforzo della Porto spa ci può essere stato - replica a distanza il presidente di Cna Dino Sodini - il risultato è ancora troppo distante dai competitor. Noi siamo sempre dalle dieci alle venti volte più cari rispetto ad aziende che operano in altri porti per il refitting delle imbarcazione)
«Così stanno le cose - conclude il numero uno della Cna apuana - E c’è solo una strada da percorrere per evitare una vera e propria emergenza occupazionale: o si mette il settore nelle condizioni di poter lavorare a prezzi competitivi, partendo da tariffe più basse all’interno dello scalo, oppure per molte aziende della nautica scatterà, giocoforza, la cassa integrazione. Ed è questo che vogliamo evitare».
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