Toscana
Capriolo cade nella vasca, salvato
Sindaco, polizia locale e provinciale lo hanno liberato con fatica
FIVIZZANO. Come ben noto, la primordiale diffidenza nei confronti dell’uomo da parte degli animali selvatici, tra questi gli ungulati, è stata ampiamente superata tant’è che cinghiali, volpi e caprioli si aggirano sempre più speso nei giardini di casa.
Cosa che ha fatto ieri mattina un giovane esemplare di femmina di capriolo, che però non ha fatto i conti con un “optional” sempre più presente nelle vicinanze di alcune abitazioni: una piscina, dove vi è finita dentro.
È accaduto nella frazione di Posara.
I lamenti della spaventata bestia finita nella vasca, in quel momento priva di acqua, sono stati uditi da alcuni abitanti del paese che hanno pensato di telefonare al sindaco, Paolo Grassi, riferendogli l’accaduto.
È così che il sindaco, accompagnato dalla polizia locale, si è precipitato nella località che dista pochissimi chilometri dal capoluogo, per prestare soccorso al malcapitato animale che, all’interno della piscina, nel frattempo stava facendo di tutto per uscire dalla trappola in cui era finito, senza però riuscirvi.
Giunti sul posto, sindaco e polizia locale hanno pensato di allertare i più esperti colleghi della polizia provinciale che, in breve, sono arrivati. Quindi, con le dovute cautele, gli agenti della polizia provinciale sono scesi nella vasca e, dopo diversi tentativi andati a vuoto, sono finalmente riusciti a bloccare l’animale selvatico.
Dopo aver riscontrato che l’animale non era rimasto ferito per la caduta nella piscina o nei concitati tentativi per uscirne, la polizia provinciale ha provveduto a trasportare la femmina di capriolo nel bosco più vicino dove ha guadagnato di nuovo la libertà.
Un’avventura quindi che per la giovane capriola ha avuto un epilogo a lieto fine.
Cosa che purtroppo non accade spesso ad altri suoi simili che hanno pagato a caro prezzo l’aver preso troppa confidenza con le aree urbane.
Sono molti infatti i caprioli che avvicinandosi troppo alle strade trafficate vengono involontariamente investiti o ancora peggio finiscono nei famigerati lacci predisposti dai bracconieri nei boschetti vicino alle abitazioni.
Infatti il malcostume del bracconaggio, tra l’altro un reato punito pesantemente, è purtroppo ancora in uso nei boschi della Lunigiana.
Marco Landini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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