Italia
Colonie, spunta un nuovo progetto
Non solo albergo, case e negozi alla Turimar ma anche una grande struttura sanitaria e riabilitativa alla Ettore Motta
MASSA. Se n’è fatto un gran parlare per anni. Poi è arrivato “l’altolà” di Regione e Provincia al piano strutturale e i progetti per la riqualificazione delle colonie sono finiti - almeno questa è stata l’impressione - in un cassetto.
Bene - e questa è la grande novità - adesso da quel cassetto riemergono e - assicurano i ben informati - finiscono dritti dritti sulle scrivanie dei tecnici comunali. Depositati negli uffici del settore urbanistica. Per lo meno a Palazzo civico sarebbe arrivato il progetto che riguarda il grande complesso residenziale-alberghiero della Turimar che sarebbe, però - altra novità - soltanto una parte di un più ampio e ambizioso disegno di recupero e valorizzazione dei gioielli del nostro litorale.
Nuove idee per le colonie. Che la Turimar (la quale comprende le ex colonie Olivetti e Torino) potesse diventare un complesso alberghiero è cosa nota. Fu lo stesso Achille Pardini, presidente dell’Asi (la società proprietaria, legata all’armatore Bogazzi) a presentarlo al Tirreno nel novembre del 2009: oltre 44mila metri quadrati di superficie di cui 20mila calpestabili, insomma costruiti. Un complesso con tanto di albergo a tre stelle - questo il contenuto del progetto - appartamenti, wellness center, sala congressi. E negozi.
Non solo, però. Perchè la vera sfida adesso sarebbe la riqualificazione della Ettore Motta. L’armatore carrarese Bogazzi, attraverso la Csc Logistica srl, ha portato avanti la partita per l’acquisizione. E quell’ex colonia, adesso completamente fatiscente, diventerebbe - ecco il piano nella sua rivisitazione - una struttura socio-sanitaria di eccellenza. Un polo di riabilitazione di primo piano, con macchinari di ultima generazione, zona destinata al recupero funzionale, stanze adibite ai pazienti e ai loro familiari. E una residenza assistita, sia per la convalescenza, sia per ospitare persone non completamente autosufficienti.
Un gioiello recuperato (le colonie sono protette dalla Soprintendenza), un polo di primissimo piano, integrato con il nuovo ospedale unico. Con un privilegio non da poco per i pazienti: la spettacolare vista mare.
Una vera sfida e un investimento che richiede decine e decine di milioni di euro.
Trovati gli investitori europei. Tanti soldi, quindi, che a togliersi dalle tasche non sarebbero soltanto imprenditori locali: nell’operazione milionaria, infatti, sarebbero già stati coinvolti nomi importanti dell’economia europea, in particolare investitori dei Paesi Bassi. Rimane, però, un nodo e non da poco: gli strumenti di pianificazione.
Una mano dalla Regione? Ebbene sì, il vero problema è proprio quello del piano strutturale che per le colonie prevedeva una variante anticipatrice (leggi: possibilità di azioni e investimenti prima del definitivo via libera). La Regione a quella variante ha detto no, come ha sollevato perplessità sulla possibilità di trasformare in residenziale un 25% delle colonie. Risultato? Tutto fermo. La questione deve tornare in consiglio e ripercorrere l’intero iter burocratico e politico. Ecco, quindi, che per la valorizzazione del progetto Turimar ed Ettore Motta sarebbe al vaglio un seconda strada. Quella di un filo diretto con Firenze: l’intervento di riqualificazione sarebbe presentato, senza intermediazione, alla Regione e, disponibili al confronto e ad eventuali correzioni, i proponenti chiederebbero condivisione per un intervento che - ne sono convinti - garantirà la valorizzazione del litorale apuano e il recupero di alcuni suoi gioielli architettonici.
Una partita complessa senza dubbio, soprattutto perchè già tirano venti di elezioni. Il tema colonie è caro all’amministrazione in carica, ma i tempi stringono e pensare di definirlo entro il 2013 è forse ambizioso. Adesso non rimane che capire quali saranno - se ce ne saranno - le prossime mosse. Qualcuno assicura che a breve (vedi articolo accanto) il progetto sarà presentato all’opinione pubblica nel segno della condivisione e della partecipazione.
Chiara Sillicani
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